#appuntidiviaggio: LISBONA

Un’altra alzataccia è il preludio per un nuovo weekend “molto fuori porta”: destinazione della settimana è Lisbona.
Come nella precedente occasione la sveglia molto mattiniera è stata ammortizzata in volo e la capitale lusitana mi ha accolto ancor prima di atterrare: già, perché qui l’aeroporto è decisamente cittadino, e la rotta del fido RyanAir passa sopra il centro, per di più abbastanza basso da distinguere agevolmente i monumenti più famosi. Una volta a terra, mi sono avviato verso la metropolitana, probabilmente il modo più veloce per arrivare in centro. Due sono le prime cose che mi hanno colpito: il sistema di trasporti è integrato e molto efficiente, con 50 centesimi si prende una card ricaricabile e con 6 Euro ci si carica un biglietto da 24 ore; la seconda è che qui il biglietto sui mezzi pubblici lo fanno TUTTI…alla faccia del “fare il portoghese”: magari fosse!
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La metro, dopo un cambio di linea, mi lascia esattamente a Praça da Figueira, una delle piazze più centrali, sulle quali affaccia la pensione che ho scelto come punto d’appoggio. Rispetto al 4 stelle di Bucarest è un alloggio decisamente più spartano, ma pulito e con gestori molto simpatici, per 35€ a notte colazione inclusa è quasi lusso, soprattutto contando che ci devo solo dormire. Mollato lo zaino mi son buttato in giro, senza una meta precisa. Uno dei vantaggi di questi viaggi in solitaria è che puoi prenderti i tempi e i modi che vuoi: a me piace molto il perdermi per le strade di una città dietro all’intuizione o alla voglia del momento, scoprendo così il contesto in cui mi trovo poco a poco. In questo caso il richiamo dei dolci di una pastelaria è stato lo stimolo per la prima fermata: essendo le 10.30 una seconda colazione ci stava bene e, sapendo di dover aspettare di essere a Belem per assaggiare le famose pasteis de nata, ho ripiegato su una paste de Berlim, ovvero una specie di bomba con un ricco ripieno di una crema giallo scuro, molto sfiziosa per quanto meno originale di tanti altri prodotti (avevo appetito e quello mi era sembrato – e si è confermato – un ottimo riempitivo).20160305_114202

Nota metereologica: non so dire se sia la norma a Lisbona, ma io ho trovato un tempo che sarebbe stato perfetto a Londra. Forse a causa della vicinanza dell’oceano e per il vento quasi costante, ma le condizioni sono cambiate repentinamente almeno una decina di volte al giorno, con piogge di intensità diversa che nel giro di 5-10 minuti tornavano a lasciare il posto al sole…questa schizofrenia meteo mi ha più che altro divertito e ha contribuito a rendere originale il weekend.

Se decidete di andare a Lisbona e vi piace camminare, preparatevi a due aspetti che caratterizzeranno le vostre peregrinazioni: è una città di saliscendi imperiosi, avrete quindi da affrontare erte salite e ripide discese fra scale e strade di mirabile pendenza; a parte le strade della Baixa, ovvero la città bassa – e questo dovrebbe suonarvi come un indizio di quanto detto al punto uno – non c’è una strada una che sia dritta! Fra saliscendi e strade che si aggrovigliano, le conseguenze sono che per quanto sia sviluppato il vostro senso dell’orientamento, ci saranno momenti in cui vi chiederete come diamine siete finiti dove siete; in seconda battuta, i luoghi in linea d’aria sono tutti vicini (Lisbona tutto sommato è abbastanza “concentrata”), ma non sono mai raggiungibili in modo diretto.

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È così che dalla Baixa io mi sono arrampicato per il Bairro Alto, zona caratteristica della città, dove si concentrano una serie di monumenti e punti d’interesse, insieme ad una pletora di locali di ogni tipo (ovviamente più evidenti la sera che la mattina). Dal Bairro, in qualche modo, sono finito alla Basilica da Estrela, con annesso parco, davvero bello e curato. Per mia fortuna e gioia, accanto alla basilica c’è il capolinea del 28. Lungi dall’essere una banale linea di trasporto pubblico, il 28 è praticamente la manna del turista di Lisbona: si tratta di un tram monovettura vecchio stile, che sferraglia amabilmente lungo un percorso che più turistico non si può. In pratica salire su questo tram equivale a farsi un sightseeing tour compreso nei 6 euro di cui sopra ed è un’esperienza che merita di essere fatta. Partito dal capolinea, sono arrivato al capolinea opposto, con l’intento di andare a visitare il castello di Sao Jorge.

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Ecco, se andate a Lisbona non fate il mio errore, scendete prima, diciamo all’altezza di Portas do Sol, perché sulla cartina pare che il capolinea a Martim Moniz sia accanto al castello, quello che non si evince è che fra dove arriva il tram e il castello c’è un dislivello che si colma a suon di rampe di scale che daranno tanta soddisfazione al vostro personal trainer. Giunto in cima, per altro, non si è neanche al castello, perché l’ingresso è sul lato opposto, come mi ha gentilmente spiegato una guida incontrata vagando per le mura della fortezza.

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Apro una parentesi sulle persone del posto: gli abitanti di Lisbona, per quel che ho visto sono gente aperta, solare e disponibile. I più giovani spesso parlano anche bene l’inglese, dalla mezz’età in poi se non sapete il portoghese vi ritroverete a capirvi a gesti,  dando vita a simpatici siparietti che in ogni caso da qualche parte vi porteranno. Unica nota fastidiosa sono gli spacciatori: al centro dal pomeriggio ce ne sono tanti, sono appiccicosi e insistenti, al punto da indurmi inizialmente a pensare di avere l’aria di un tossico… Mi ha un po’ rincuorato notare che ogni giovane che passava era oggetto delle stesse attenzioni…in ogni caso per quanto noiosi non hanno mai rappresentato un problema reale.

Torniamo a noi. Finalmente entrato nel castello, ho avuto modo di guardare la città da quello che è uno dei migliori punti d’osservazione su Lisbona. La prima cosa che dovrebbe saltarvi all’occhio è la larghezza del Tago a ridosso dell’oceano: la foce di un fiume dovrebbe segnarne l’ingresso nel mare… Le dimensioni del Tago fanno sembrare che sia il mare a voler risalire il fiume, è uno spettacolo che colpisce, e che spiega la necessità di quella copia del Golden Gate che è il ponte 25 de abril. Guardare la città dal forte dà l’idea della sua conformazione, oltre a confermarvi che se a fine giornata avrete le gambe a pezzi non è necessariamente solo perché siete fuori allenamento… Uscito dal forte mi sono perso per le stradine dell’Almeda, il quartiere di origine araba, fino ad arrivare alla chiesa di Sao Vicente de Fora, che per me è stata anche la porta d’ingresso per la Feira de Ladra, un mercatino delle pulci, dalle origini intuibili, che per mia fortuna si tiene di sabato. Di fatto non ho comprato niente, ma girare fra i venditori più o meno improvvisati è stato molto divertente!

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Successiva tappa è stata la Praça do Comercio, enorme piazza monumentale che affaccia sul Tago ed è, con il suo bell’arco, la porta d’ingresso ufficiale alla città di Lisbona. Varcato l’arco ci si ritrova su Rua Augusta, nuovamente proiettati verso il centro. Se vi interessa lo shopping alto borghese vi conviene arrivare su Avenida Da Libertade, che anche senza velleità d’acquisto vale la pena percorrere.

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Dopo una pausa in albergo, ma prima di andare a cena, ho preso il tram 15, che in circa un quarto d’ora abbondante porta a Belem, il quartiere storico in cui trovano sede molte delle istituzioni culturali della città, come il Mosteiro dos Jeronimos e la famosa Torre di Belem, uno dei simboli più riconoscibili di Lisbona. La torre di sera mi ha dato modo di confermare un’idea che mi stavo già facendo, ovvero che a Lisbona vale davvero la pena di venire in compagnia e con più tempo: c’è tanto da vedere e molti modi di divertirsi se si viene fra amici, se si sceglie la dolce compagnia è ancora meglio, perché è una città romantica e ricca di poesia. La lunga passeggiata a Belem (sì, ci sono andato in tram, ma dal monastero alla torre e ritorno un po’ ci vuole) mi ha messo appetito… Avevo adocchiato un posto in cui mangiare e ascoltare il famoso fado dal vivo, ma per mia sfortuna mi sono dovuto accontentare solo di un’ottima cena, perché il concerto sarebbe stato il giorno dopo… A parte i dolci, che sono proprio un capitolo specifico, a Lisbona si mangia bene un po’ dappertutto e, malgrado il famoso bacalau sia buono e vada provato, si può trovare un po’ di tutto… Io per l’appunto ho provato il bacalau accompagnato da un buon vino rosso (già che c’ero…!) e l’esperienza è stata decisamente positiva. Tutto questo avveniva nei pressi di Cais do Sodre, in pratica il vecchio porto, che tirato a lucido è diventato zona che potremmo definire hipster, ma senza spocchia.

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Da lì, spinto da uno spirito di masochismo senza pari, sono risalito al Bairro, che come detto la sera riempie di vita, luci e colori. Facendo foto in questo contesto, oltre ad apprezzare la luce e i suoi giochi, ho notato che i lampioni, a forma di lanterna, sono caratteristici e onnipresenti: riguardando le foto, 9 volte su 10 ce n’è uno in mezzo. Da solo non è che avesse molto senso buttarsi in qualche locale, per cui mi sono limitato a fare un bel giro e rientrare alla base. L’indomani per prima cosa sono tornato a Belem per mangiare le famose Pasteis e vi garantisco che valgono da sole il viaggio. Non a Belem. Proprio in Portogallo.

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Di giorno la zona è sempre bella, meno suggestiva che di notte e decisamente più popolata, ma ho avuto modo di vedere l’interno dei posti che la sera prima avevo potuto ammirare solo da fuori. Ripreso il 15, non pago delle scarpinate del giorno prima, sono salito al Convento da Graça, che col suo Miradouro permette una differente prospettiva sulla città, incluso il castello. A questo punto ho scelto un bistrot, il Gato Pardo, per un pranzo rapido. Nuovamente sono stato accolto in maniera piacevolissima da una ragazza gentile che mi ha spiegato voce per voce il menù in portoghese. Antipasto con formaggio fresco e un secondo di carne sono state le gradite scelte, per un costo complessivo, compreso il vino,  di 16(!) euro… Il tempo che rimaneva prima di avviarsi all’aeroporto l’ho speso per vedere un altro paio di chiese e continuare a girovagare per l’Alameda, mentre in me si confermava la volontà di tornare in questa città semplice e articolata, per dedicarle il tempo che merita una così elegante regina.20160306_122025

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