L’INSULTO: LA RECENSIONE

Premiato a Venezia 2017 con la Coppa Volpi a Kamel El Basha – per quanto forse sarebbe stato opportuno assegnarla ex aequo anche ad Adel Karam – L’insulto è l’ultima opera del regista libanese Ziad Doueiri, candidato alla nomination come miglior film straniero agli Oscar 2018. Tanto il premio quanto la nomination sono meritati, per un film che riesce a essere piena espressione dello stato delle cose in una nazione complessa come il Libano, dove la convivenza fra persone di origine, cultura e religione diverse ha portato sofferenza e tensioni anche all’indomani di una guerra civile ufficialmente terminata negli anni ’90.

CONTINUA

EGON SCHIELE: LA RECENSIONE

Ispirato al romanzo Tod und Mädchen: Egon Schiele und die Frauen di Hilde BergerEgon Schiele è sceneggiato dalla stessa Berger insieme al regista Dieter Berner. Il pittore è una delle figure cardine dell’espressionismo austriaco: provocatorio, scioccante; per l’epoca in cui visse, la sua concezione artistica era estrema, al limite dell’inaccettabile.

Il film ci presenta Schiele (Noah Saavedra) come un giovane affascinante, dotato di una grande capacità di seduzione, attratto dalle donne e dal corpo femminile, senza il minimo freno inibitore, neanche per quanto riguarda l’età dei soggetti ritratti.

CONTINUA

DC vs MARVEL, ALLA RICERCA DI UN’IDENTITA’ CINEMATOGRAFICA

Dopo Justice League, la riflessione è d’obbligo: qual è la direzione del cinema supereroistico?

DC Comics è titolare di alcuni dei personaggi più iconici della storia del fumetto, ma a dispetto della rivale Marvel, sembra(va?) aver strutturato in modo meno organico le prospettive di sfruttamento di tali proprietà intellettuali.

La visione di Justice League ridimensiona i timori causati da altalenanti trasposizioni, fra l’ottima trilogia di Christopher Nolan, il discusso Batman v Superman: Dawn of Justice e il tutto sommato apprezzato, soprattutto grazie alla brava Gal GadotWonder Woman.

CONTINUA

AMERICAN ASSASSIN: LA RECENSIONE

Dopo un inizio forte e drammatico, che richiama i tragici attentati di Sousse del 2015, American Assassin perde la propria carica drammatica man mano che ci si avvicina all’epilogo e finisce sulla scia degli action thriller americani più convenzionali e, in definitiva, banali. Il film, diretto da Michael Cuesta, è tratto dal romanzo di Vince Flynn: racconta una storia figlia dei nostri tempi, di paure enfatizzate dal sensazionalismo dei media e di una visione politica manichea molto trumpiana.

CONTINUA

JIM & ANDY: THE GREAT BEYOND – LA RECENSIONE

Man on the Moon è un film che ha segnato un punto importante della carriera e della vita personale di Jim Carrey. Chiamato a confrontarsi con un personaggio totalmente fuori dagli schemi come Andy Kaufman, Carrey si è trovato ad adattare in modo estremo il metodo Stanislavskij, arrivando in qualche modo a “essere” Andy Kaufman, nonché il suo scomodo alter-ego Tony Clifton, per tutta la durata delle riprese.

Jim & Andy: The Great Beyond – The Story of Jim CarreyAndy Kaufman & Tony Clifton è il lunghissimo titolo del documentario di Chris Smith, realizzato con materiali girati contemporaneamente alla realizzazione film.

CONTINUA

CAPITAN MUTANDA: LA RECENSIONE

La DreamWorks porta in sala la fortunatissima serie di libri per ragazzi di Dav Pilkey, forte di milioni di copie vendute nel mondo, con reazioni che spaziano dai premi di qualità alle accuse di scorrettezza e incitamento al teppismo. Se la versione cartacea ha il pregio di aver portato alla lettura tanti ragazzini che probabilmente non avrebbero avuto altrimenti il giusto stimolo per dedicarsi ai libri, Capitan Mutanda – Il Film si configura come un prodotto che non aspira a molto più che portare quegli stessi bambini al cinema, costruendo una narrazione leggera al limite dell’inconsistenza, o per meglio dire, una semplicità di racconto che si discosta da altri prodotti di animazione, capaci di una narrazione ben più stratificata.

CONTINUA

JUSQU’à LA GARDE: LA RECENSIONE

Léa Drucker e Denis Ménochet interpretano i due genitori che si contendono la custodia del bambino. A onor del vero, le premesse del film lasciano poco spazio ai dubbi – pur legittimi – che il magistrato potrebbe avere: tra gli incartamenti a lei forniti spicca una testimonianza dello stesso Julien, che non sembra proprio voler avere a che fare con il padre, arrivando a definirlo con un generico “quello”. Ma, in attesa che la giudice decida, al papà spetta ancora un weekend su due con il figlio: e ha tutta l’intenzione di esercitare questo diritto.

CONTINUA