DC vs MARVEL, ALLA RICERCA DI UN’IDENTITA’ CINEMATOGRAFICA

Dopo Justice League, la riflessione è d’obbligo: qual è la direzione del cinema supereroistico?

DC Comics è titolare di alcuni dei personaggi più iconici della storia del fumetto, ma a dispetto della rivale Marvel, sembra(va?) aver strutturato in modo meno organico le prospettive di sfruttamento di tali proprietà intellettuali.

La visione di Justice League ridimensiona i timori causati da altalenanti trasposizioni, fra l’ottima trilogia di Christopher Nolan, il discusso Batman v Superman: Dawn of Justice e il tutto sommato apprezzato, soprattutto grazie alla brava Gal GadotWonder Woman.

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SUICIDE SQUAD: LA RECENSIONE

Il fascino dei cattivi, si sa, è magnetico. La cosa poi diventa ancor più palese e ammaliante se i personaggi in questione sono interpretati da star del calibro diWill Smith (Deadshoot), Jared Leto (Joker), Margot Robbie(Harley Quinn). Oltre agli attori già citati, per la pellicola diretta da David Ayer sono stati reclutati anche Joel Kinnaman (Rick Flag), Viola Davis (Amanda Waller), Jai Courtney (Captain Boomerang), Jay Hernandez (El Diablo), Adewale Akinnuoye-Agbaje (Killer Croc) e Cara Delevingne (l’Incantatrice). Ognuno recita la sua parte con una certa convinzione, contribuendo a un risultato finale complessivamente soddisfacente.

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BATMAN V SUPERMAN – DAWN OF JUSTICE: LA RECENSIONE

Sulla scia dei successi al botteghino di film come The Avengers, era da tempo che ci si aspettava anche dall’universo DC la realizzazione di opere che trasponessero su schermo le interazioni fra i principali eroi della casa fondata da Malcolm Wheeler-Nicholson, in primis l’Uomo d’Acciaio e il Cavaliere Oscuro. Batman v Superman: Dawn of Justice è il primo prodotto di questa strategia, ed è un film chiamato a sostenere una serie di gravosi compiti, tutti parte della missione principale. Se già far incontrare Batman e Superman, soprattutto alla luce delle diverse e alterne fortune avute dai due sullo schermo nel recente passato, non era compito banale, introdurre una serie di altri personaggi ad oggi non riconoscibili per un pubblico cinematografico mainstream ha comportato un lavoro per il quale gli sceneggiatori non si sono dimostrati sempre all’altezza, generando un film eccessivamente lungo rispetto a quanto mostrato su schermo, ma troppo breve per dare vera contezza dell’eccesso di contenuti inseriti.

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