MY NAME IS EMILY: LA RECENSIONE

«I fatti sono solo punti di vista». Questa considerazione è l’eredità che Robert (Michael Smiley) lascia a sua figlia Emily (Evanna Lynch) nel momento in cui viene internato in una clinica psichiatrica. La ragazza si ritrova così, a 14 anni, orfana della madre (Deirdre Mullins), morta in un incidente, e priva del padre, eccentrico scrittore che non è riuscito ad affrontare la perdita della compagna. Emily si deve integrare in un nuovo contesto, in una nuova casa, in una nuova scuola nella quale la sua viva intelligenza e il suo anticonformismo le rendono difficile farsi accettare da compagni e insegnanti. Solo Arden (George Webster), un suo compagno di classe si dimostra interessato a lei. Nel momento in cui non riceve più lettere dal padre, Emily decide di andare di persona a riprenderselo: ha così inizio un emozionante road trip in cui la ragazza impererà a conoscere se stessa.

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