Recensione di Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban

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Il terzo episodio della saga del maghetto con la cicatrice e gli occhiali tondi rappresenta la prima avventura dai toni evidentemente più cupi che il protagonista e i suoi amici si trovano a vivere, nonché una tappa fondamentale per spiegare il passato di Harry. Il film si apre, come i due precedenti, nel mondo dei babbani, dal quale Harry si allontana a bordo del magico Nottetempo, autobus stregato dagli affascinanti poteri. Tornato nel mondo dei maghi, Harry ritrova i suoi amici Ron e Hermione, con i quali intraprende il viaggio in treno per Hogwarts, non prima di essere stato messo in guardia dal padre di Ron sulla fuga dal carcere magico di Azkaban dello stregone Sirius Black, fedele seguace di Voldemort, che cercherà probabilmente vendetta nei confronti del nostro eroe. È proprio a causa di Black, inoltre, che in tutto il mondo magico sono in azione i “dissennatori”, malvagie creature dai sinistri poteri, carcerieri che nel cercare l’evaso incrociano più volte, con esiti drammatici, la strada del giovane grifondoro.

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