Recensione di “DIMENTICA IL MIO NOME” di ZERO CALCARE

dimentica il mio nomeCi ha abituato con una certa (in)costanza ad aspettare il lunedì per sapere cosa ci avrebbe raccontato di noi; ci ha fatto capire che sapeva fare più delle strisce online, coinvolgendoci in un racconto delicato senza farci perdere il sorriso e poi in un thriller ambientato fra infanzia e adolescenza; ci ha raccontato del suo amore per Rebibbia in salsa zombie… ma ora Zerocalcare riesce ad andare oltre, raccontando una storia in cui la memoria della sua famiglia si confonde e si intreccia con le fantasie e i desideri, con le paure e gli entusiasmi di un adolescente che diventa uomo, seppur prendendosi i suoi tempi.

Dimentica il mio nome si distingue in modo netto dalle precedenti opere di Zerocalcare: partendo dall’aspetto estetico, si presenta come un bel volume rilegato di generose dimensioni, che non sfigurerà di certo sulle vostre librerie. Facezie a parte – anche se una bella presentazione ha sempre il suo peso – la prima cosa di cui ci si renderà conto è che non si parte immediatamente con grasse risate: l’atmosfera che Calcare trasmette sin dall’inizio è molto più seria, ma sia chiaro che questo non implica noia o sbattimenti, i lettori più affezionati dell’autore romano sapranno interpretare queste parole come un riferimento a quella vena più riflessiva e in qualche modo malinconica che lo caratterizza e che sa dare voce ai moti dell’animo di una generazione, quella di chi ha vissuto un’infanzia/adolescenza a cavallo fra gli anni ’80 e ’90.

Al contempo naturalmente, quello che in potenza potrebbe diventare un racconto pesante per un verso e inverosimile per l’altro, viene mitigato in entrambi gli aspetti dall’immancabile vena ironica e dal ricorso a ricostruzioni a metà strada fra l’onirico e il fantasioso, elementi che combinati danno la misura della capacità narrativa di un fumettista che ha raggiunto la sua maturità espressiva.

Abbiamo volutamente tralasciato qualsiasi riferimento concreto alla trama, perché la sua scoperta pagina dopo pagina è probabilmente l’aspetto più importante di Dimentica il mio nome. Siamo sicuri però di poter dire due cose: chi già conosce e apprezza Zerocalcare non resterà deluso da questa nuova opera, forse potrebbe sorprendersi un poco dell’impostazione e dell’intimità del racconto; chi non ha ancora apprezzato la sua opera, o l’ha snobbato per un qualsivoglia motivo, potrebbe scoprirne in questo volume la capacità di rendere leggere le materie pesanti senza perdere di profondità, in tal senso non ci stupirebbe scoprire in Zerocalcare un fan delle Lezioni Americane di Italo Calvino.

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