TOMB RAIDER: LA RECENSIONE

A distanza di 15 anni dalla sua ultima apparizione cinematografica (Lara Croft: Tomb Raider – La culla della vita) Lara Croft torna sul grande schermo grazie a Roar Uthaug, con il reboot cinematografico della saga. In termini videoludici il film di Uthaug si ispira a un prodotto del 2013 che propone una Lara Croft ben diversa da quella presentata al mondo da Core Design nel 1996 e poi portata al successo cinematografico da Angelina Jolie: se a quel tempo Lara Croft era un’affermata archeologa, bella ed estremamente sicura di sé e dei propri mezzi, la Lara del reboot a opera di Crystal Dynamics per Square Enix è una giovane laureata, determinata a farsi un nome nel campo dell’archeologia, ma che non ha ancora maturato una piena consapevolezza di sé e delle proprie abilità, più vicina a una ragazza reale che alla supereroina degli anni ’90.

CONTINUA

SEPHIROTH

SEPHIROTH

sephirot-flame

Chiunque abbia vissuto il periodo d’oro della prima PlayStation vi potrà dire quanto Final Fantasy VII abbia inciso sulla percezione che, dalle nostre parti, si aveva dei giochi di ruolo giapponesi: sebbene molti titoli di spessore fossero già usciti per i sistemi precedenti, basti citare Chrono Trigger su SNES, è con il settimo capitolo della serie creata da Squaresoft (oggi Square Enix) che il valore di queste produzioni ha raggiunto una considerazione di massa. Fra i tanti meriti di questo videogioco, uno di quelli più rilevanti nel garantirgli l’affetto del pubblico è l’attenta caratterizzazione dei personaggi, una cura che ha riguardato il protagonista, Cloud Strife, così come tutti i suoi alleati ed antagonisti, con particolare attenzione per il prinicipale di essi, Sephiroth.

CONTINUA