KING ARTHUR – IL POTERE DELLA SPADA: LA RECENSIONE

Dopo aver rivoluzionato l’immagine cinematografica di Sherlock Holmes, per altro riavvicinandola per certi versi all’originale idea di Arthur Conan Doyle, Guy Ritchie recupera una figura fondamentale dell’epica inglese come Re Artù, rifondandone il mito su presupposti decisamente altri rispetto alla classica interpretazione. King Arthur – Il potere della spada ci presenta un mix tra due miti: Camelot e Robin Hood.

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Recensione di Rocknrolla

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Che questo sia un film di Guy Ritchie si capisce semplicemente guardando poche scene prese a caso – il loro montaggio, le inquadrature, il ritmo – e tutte denunciano chiaramente lo stile del regista britannico, capace di raccontare in modo intrigante e molto personale la realtà dei bassifondi inglesi. E’ proprio in questo contesto che Ritchie ci riporta con la sua ultima opera: la Londra dell’espansione edilizia, cuore dello sviluppo occidentale e terreno, conteso fra malavita “autoctona” e d’importazione (russa, nella fattispecie), fra vecchie glorie, delinquenti minori e parvenu.

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