CHI E’ SENZA COLPA: LA RECENSIONE

I quartieri popolari di New York non sono posti facili in cui vivere. Bisogna saper gestire al meglio i personaggi problematici e, naturalmente, i rapporti con la malavita organizzata. Per questo esistono bar che fungono da punti di raccolta per i proventi dei traffici illeciti, conservati in casseforti a tempo da barman che a fine serata si devono premurare di consegnare il bottino al boss di turno. È un lavoro facile, se sai stare al posto tuo. Bob (Tom Hardy) lavora in uno di questi locali, gestito dal cugino Marv (James Gandolfini) per conto della mafia moldava. Bob è un tipo tranquillo, senza grilli per la testa, che non vuole problemi e non cerca dalla vita niente di particolare. Almeno fino a quando non gli capita di trovare un cucciolo di pitbull ferito nel cassonetto di Nadia (Noomi Rapace) e decide di occuparsene. Queste innocenti premesse innescano una serie di importanti cambiamenti nella vita di Bob, che presto si trova suo malgrado coinvolto nella voglia di riscatto del cugino, oltre che nelle eccessive attenzioni di Eric (Matthias Schoenaerts), ex ragazzo di Nadia nonché ex proprietario del cucciolo e assassino dichiarato.

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Recensione di Rocknrolla

rocknrolla

Che questo sia un film di Guy Ritchie si capisce semplicemente guardando poche scene prese a caso – il loro montaggio, le inquadrature, il ritmo – e tutte denunciano chiaramente lo stile del regista britannico, capace di raccontare in modo intrigante e molto personale la realtà dei bassifondi inglesi. E’ proprio in questo contesto che Ritchie ci riporta con la sua ultima opera: la Londra dell’espansione edilizia, cuore dello sviluppo occidentale e terreno, conteso fra malavita “autoctona” e d’importazione (russa, nella fattispecie), fra vecchie glorie, delinquenti minori e parvenu.

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