INCONTRO D’AUTORE CON LIGABUE

Per il ciclo “Incontri d’autore”, curato dai giornalisti Gino Castaldo ed Ernesto Assante, la sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica ha ospitato Luciano Ligabue, accolto da un folto pubblico.

L’intervista evento ha preso il via parlando dell’ultimo disco del rocker di Correggio, Made in Italy, concept album che rappresenta un inedito esperimento non solo per la scelta di costruire una narrazione raccontata dall’insieme delle canzoni che lo compongono, ma anche per le sonorità piuttosto distanti dalle classiche produzioni di Ligabue.

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LOVE & MERCY: LA RECENSIONE

Brian Wilson è universalmente riconosciuto come una delle più influenti personalità della musica contemporanea. Membro fondatore e principale autore dei Beach Boys, ha avuto una strabiliante carriera musicale, ricoprendo tutti i principali ruoli da autore a produttore. Love & Mercy, diretto da Bill Pohlad, ne ripercorre una consistente parte di vita procedendo su due linee narrative che intersecano passato e presente. Vediamo un giovane Wilson, interpretato da Paul Dano, sviluppare il proprio talento musicale insieme ai fratelli e al cugino, in perenne conflitto creativo e personale con il padre. La sua grande carica innovativa e la voglia di sperimentare lo portano a comporre strepitosi successi, per poi seguire un proprio sviluppo autoriale che ne condiziona i rapporti e la carriera. Il musicista si dedica infatti all’uso di droghe, che ne alimentano le difficoltà psicologiche, alienandolo progressivamente dalla realtà. Anni dopo, Wilson (interpretato da John Cusack) è adulto, sotto le cure e il ferreo controllo del dott. Eugene Landy (Paul Giamatti). Le terapie del medico sono estreme, così come la sudditanza psicologica imposta al paziente. Conosciuta per caso Melinda (Elizabeth Banks), una venditrice di auto, Wilson inizia con lei una relazione che sembra poterlo portare a ritrovare il proprio equilibrio.

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WACKEN 3D: LA RECENSIONE

L’Heavy Metal, a distanza di svariati decenni, è ancora un fenomeno musicale poco compreso: idolatrato dai propri appassionati, condannato da tanti benpensanti e addirittura odiato da quanti arrivano a vedervi un male intrinseco. Quasi fosse davvero la “musica del diavolo”, al pari del rock negli anni ’50. Wacken 3D è un documentario che probabilmente non sposterà di una virgola i preconcetti a favore o contro l’Heavy Metal, ma che dà sicuramente modo di calarsi nell’atmosfera del più famoso e amato festival dedicato al metallo pesante. Una visione più rotonda di un fenomeno musicale che – appare evidente – non morirà mai e potrebbe sorprendere più spettatori di quel che si pensi.

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Recensione di Rock of Ages

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Take me down to the Paradise City, where the grass is green and the girls are pretty”. La Los Angeles della fine degli anni ’80 era sicuramente il luogo in cui qualsiasi aspirante rockstar doveva andare, sudandosi il diritto di salire su un palco e costruire la propria fama. Rock of Ages, del regista di Hairspray Adam Shankman, è la celebrazione del mito dell’hard rock, adattamento cinematografico dell’omonimo musical che tanto successo aveva già ottenuto a Broadway e che sul grande schermo trova una nuova, efficace rielaborazione.

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Recensione di Rocknrolla

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Che questo sia un film di Guy Ritchie si capisce semplicemente guardando poche scene prese a caso – il loro montaggio, le inquadrature, il ritmo – e tutte denunciano chiaramente lo stile del regista britannico, capace di raccontare in modo intrigante e molto personale la realtà dei bassifondi inglesi. E’ proprio in questo contesto che Ritchie ci riporta con la sua ultima opera: la Londra dell’espansione edilizia, cuore dello sviluppo occidentale e terreno, conteso fra malavita “autoctona” e d’importazione (russa, nella fattispecie), fra vecchie glorie, delinquenti minori e parvenu.

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