A QUIET PLACE: LA RECENSIONE

John Krasinski dirige e interpreta, insieme alla moglie Emily BluntA Quiet Place – Un posto tranquillo un horror dalla storia semplice e lineare, reso avvincente e coinvolgente dall’estremizzazione di uno dei topos principali del genere: mantere il silenzio per non essere scoperti.

Evelyn (Emily Blunt) e Lee (John Krasinski), insieme ai tre figli Marcus (Noah Jupe), Regan (Millie Simmonds) e Beau (Cade Woodward) sono fra i sopravvissuti a quella che sembra essere un’invasione aliena profondamente ostile. La coppia vive in una zona di provincia, in un contesto in cui la minaccia è mortale, ma diventa concreta solo nel momento in cui si fa rumore.

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Recensione di Prometheus

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Nel 1979 Ridley Scott ha settato degli standard di un genere, che fonde la fantascienza con l’horror per esprimere in qualche modo la paura dell’ignoto atavicamente radicata nel genere umano. Con Prometheus il regista britannico torna a far riferimento a quella paura, declinandola nel suo corrispettivo gnoseologico: la volontà di conoscere, di scoprire e di avvicinarsi alle risposte che da sempre l’uomo cerca: chi siamo? Da dove veniamo? Queste le premesse teoriche di un film che, seppur incapace di inserirsi pienamente nella serie di Alien, di cui rappresenta una sorta di prequel/spin-off ambientato decenni dopo l’originale, non manca di spunti di riflessione legati ad esso indirettamente, ponendo in autonomia le basi di una ricerca che, possiamo dirlo senza sorprendere nessuno, non porta ad alcun risultato certo.

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Recensione di Cowboys & Aliens

Cowboys and Aliens

Come lascia intuire il titolo, il pubblico cinematografico, abituato ad epiche battaglie spaziali ambientate nel presente o nel futuro, si trova questa volta a seguire uno scontro con gli alieni proiettato nel Far West di fine ‘800. L’idea non è propriamente nuova, gli alieni hanno avuto a che fare un po’ con tutte le epoche, dagli antichi Egizi di Stargate (anche se poi a combattere erano moderni Americani) ai Vichinghi di Outlander, ma ben vengano pure i cowboys se il risultato che si ottiene è di qualità. Purtroppo non è andata proprio così. Sulla carta l’idea è curiosa: mescolare elementi presi da due generi in qualche modo affini, ma profondamente diversi nell’immaginario collettivo, per ottenere un prodotto di sintesi che peschi il meglio di entrambi. Il risultato è un mix di orizzonti sterminati, pistole fumanti e cavalli al galoppo insieme ad armi laser, navette spaziali e mostri alieni di grande cattiveria. Come comporre questa serie di ingredienti in una trama che riesca a dar ragione della presenza di ognuno?

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Recensione di La Quinta Onda di Rick Yancey

Recensione di La Quinta Onda di Rick Yancey

La quinta onda

La nostra epoca ha visto un fiorire di narrazioni, declinate su ogni medium, dal libro al videogioco, che raccontano un futuro apocalittico, in cui inevitabilmente la razza umana è portata sull’orlo dell’estinzione, generalmente a causa di un virus che ha mutato tutti in zombie o ad un’invasione di alieni o magari alla natura che si ribella al dominio di una specie che non la merita.

La Quinta Onda di Rick Yancey, dichiarato primo volume di una trilogia, si cala nel solco di questo grande genere, unendo un po’ tutte le calamità – in alcuni casi solo come omaggio, ad esempio dando ad uno dei protagonisti il nome di battaglia “Zombi” – e ci costruisce sopra un racconto a più voci, con un intreccio da thriller calato in un contesto action-fantascientifico.

Gli “Altri” sono arrivati. Gli “Altri” sono alieni. Gli “Altri” hanno deciso di decimare la popolazione umana senza sporcarsi troppo le mani. Lo hanno fatto per mezzo di quattro differenti attacchi su scala mondiale, quattro “Onde”, che hanno sfruttato dapprima un blackout generale che ha mandato in tilt ogni apparecchiatura elettrica, quindi un maremoto che ha spazzato via la civiltà dalle zone costiere, ancora una pestilenza che ha fatto strage dei sopravvissuti e, infine con l’invio dei “silenziatori”, droni programmati per eliminare le sacche di resistenza. A questa serie di attacchi sono sopravvissuti in pochi, fra questi ci  sono Cassie (per Cassiopea, non per Cassandra), il suo fratellino Sammy e loro padre. Cassie fino ad allora è stata una ragazza come tante, un’adolescente innamorata del ragazzo più figo del liceo, convinta di essere invisibile se non bruttina e alle prese con le piccole grandi disavventure di chiunque a quell’età. Inutile dire che l’arrivo degli “Altri” ha cambiato il suo mondo, e presto la ragazza si dovrà dare da fare per sopravvivere e salvare se stessa e il suo fratellino dalla “Quinta Onda”. Il mistero su cosa questa Quinta Onda sia ci accompagnerà per buona parte del romanzo, portandoci a scoprire e conoscere nuovi personaggi, dei quali non è opportuno parlare per non rovinare sorprese e colpi di scena.

Se il tema scelto da Yancey, visto il proliferare di storie simili potrebbe non sembrare il più originale, è nel modo personale di raccontare, nel tipo di linguaggio usato per dare voce ai pensieri e alle effettive parole di Cassie e degli altri personaggi, che l’autore trova il punto di forza per un romanzo che sa intrattenere, incuriosire e divertire. L’empatia che si sviluppa con i protagonisti è immediata, la descrizione dei contesti è semplice ma efficace, come evidenti e marcate sono le citazioni da classici del cinema e della letteratura (Full Metal Jacket da questo punto di vista è stato abbondantemente saccheggiato). Ne risulta un romanzo che scorre in modo agile e cattura l’attenzione, presentando un buon amalgama di situazioni concitate e fasi di riflessione, attraverso le quali si ricostruisce il contesto narrativo che farà da sfondo al prosieguo dell’avventura nei prossimi due libri.

Recensione di Planet 51

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Abituati come siamo a film che ci propongono continuamente invasioni ostili di alieni da combattere con ogni mezzo, la semplice intuizione del ribaltamento dei ruoli alla base del film, e l’umano visto come invasore braccato, possono essere accolte come una ventata di novità nel panorama dell’animazione, sebbene lontano dai livelli raggiunti negli anni dalla Pixar. Planet 51 vede dunque l’astronauta Chuck Baker sbarcare su un pianeta che la Nasa ritiene disabitato, salvo scoprire che su di esso esiste una civiltà dagli usi e costumi molto simili a quelli degli Stati Uniti degli anni ‘50.

Recensione di Dark City

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Diretto da Alex ProyasDark City è un thriller fantascientifico con molti rimandi al noir e ai film di Tim Burton: atmosfere cupe, ombre predominanti, toni scuri sono le caratteristiche principali di questa pellicola.

La trama ci racconta della venuta sulla terra di una razza aliena in via d’estinzione, che decide di usare gli uomini come cavie alla ricerca di una via di salvezza: è l’anima, insieme alla capacità umana di rimanere individui a prescindere dalle variazioni del contesto, quello che attira ed interessa gli alieni, dotati invece di una coscienza collettiva che sembra non riconoscere valore all’individuo.

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