LIFE – NON OLTREPASSARE IL LIMITE: LA RECENSIONE

Siamo soli nell’universo? È possibile che ci sia vita al di fuori del pianeta Terra? Avremo mai modo di interagire con forme di vita aliena? Sono queste le domande che da sempre accompagnano chi guarda alle stelle e che sono diventate sempre più pregnanti, mano a mano che si è andata approfondendo la nostra conoscenza dello spazio. Life – Non oltrepassare il limite è un thriller/horror fantascientifico, che cerca di dare una risposta tutt’altro che positiva ai nostri quesiti, ipotizzando la scoperta di una forma di vita marziana, recuperata da una sonda in un campione inviato alla stazione spaziale internazionale.

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SELF/LESS: LA RECENSIONE

Quante volte ci viene da pensare che il tempo a disposizione sia troppo poco, che la nostra vita ci sfugga dalle mani troppo in fretta e che per fare tutto quello che abbiamo in mente ci servirebbe ben più di una singola esistenza? Self/Less parte da questo assunto di base prefigurando una realtà in cui sia effettivamente possibile guadagnare una nuova vita, nelle forme di un nuovo corpo in cui trasferire la nostra mente.

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HUMANDROID: LA RECENSIONE

In una società sempre più polarizzata e violenta, il Sudafrica diviene testa di ponte per l’adozione di automi all’interno delle forze dell’ordine: le unità “Scout”, progettate dal geniale Deon (Dev Patel) e adottate dalla polizia sudafricana, hanno contribuito in modo determinante alla riduzione della criminalità. Il successo di Deon – al contempo causa della rabbia di Vincent (Hugh Jackman), progettista meno brillante e legato a un concetto di robotica più pesante – non è un punto di arrivo: la sua ambizione è infatti creare un robot che abbia coscienza di sé e che sappia apprendere e provare emozioni esattamente come un essere umano. Il sogno non trova però il supporto della CEO (Sigourney Weaver) dell’azienda per la quale lavora, che non vede in esso alcun margine di profitto. Tuttavia l’occasione si presenta nel momento in cui l’unità 22 viene danneggiata in modo irreparabile e lui ha modo di prenderla e installarci il software sul quale lavora da tempo. Peccato che una banda di disadattati, Ninja, Yolandi e America, riesca a impadronirsi del droide, che avrà così i peggiori insegnanti per apprendere cosa significhi essere senziente. È così che nasce Chappie: un robot con le competenze e le capacità di apprendimento di un neonato, al quale insegnare, con intenti ben diversi, come si sopravvive e ci si rapporta con il mondo. Le conseguenze di questa “educazione” innescheranno reazioni a catena, che vedranno tutti i personaggi coinvolti cercare di difendere il proprio tornaconto e le proprie ambizioni in una guerra che difficilmente potrà vedere dei netti vincitori e dei palesi sconfitti.

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TERMINATOR GENISYS: LA RECENSIONE

Terminator è un mito assoluto della cinematografia contemporanea. Almeno per quanto concerne i primi due episodi, che sono voci importanti del curriculum di James Cameron e punti di riferimento per il cinema di fantascienza tout court. A questi film è seguita un’altra coppia di episodi cinematografici e una versione televisiva, che hanno espanso l’universo narrativo in cui si combattono Skynet e i Connor ma che hanno anche rappresentato un allontanamento dallo spirito e dalle modalità espressive che avevano saputo imporsi con la protervia di un cyborg in caccia. Terminator Genisys è un esperimento totalmente altro, la vulgata di un mito cinematografico che ha il chiaro intento di rendersi digeribile a tutti, inseguendo – di fatto – le modalità espressive dei film Marvel. Laddove i primiTerminator avvincevano per l’estrema “serietà” di quanto messo sullo schermo, in un continuo inseguimento in cui a farla da padrone era l’ansia per l’impossibilità di arrestare la meccanica ferocia del Terminator (T-800 o T-1000 che fosse), in Genisys la volontà è quella di sciacquare l’azione nello humour, stemperando i toni di un racconto che si fa molto meno claustrofobico.

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Recensione di Prometheus

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Nel 1979 Ridley Scott ha settato degli standard di un genere, che fonde la fantascienza con l’horror per esprimere in qualche modo la paura dell’ignoto atavicamente radicata nel genere umano. Con Prometheus il regista britannico torna a far riferimento a quella paura, declinandola nel suo corrispettivo gnoseologico: la volontà di conoscere, di scoprire e di avvicinarsi alle risposte che da sempre l’uomo cerca: chi siamo? Da dove veniamo? Queste le premesse teoriche di un film che, seppur incapace di inserirsi pienamente nella serie di Alien, di cui rappresenta una sorta di prequel/spin-off ambientato decenni dopo l’originale, non manca di spunti di riflessione legati ad esso indirettamente, ponendo in autonomia le basi di una ricerca che, possiamo dirlo senza sorprendere nessuno, non porta ad alcun risultato certo.

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Recensione di Cowboys & Aliens

Cowboys and Aliens

Come lascia intuire il titolo, il pubblico cinematografico, abituato ad epiche battaglie spaziali ambientate nel presente o nel futuro, si trova questa volta a seguire uno scontro con gli alieni proiettato nel Far West di fine ‘800. L’idea non è propriamente nuova, gli alieni hanno avuto a che fare un po’ con tutte le epoche, dagli antichi Egizi di Stargate (anche se poi a combattere erano moderni Americani) ai Vichinghi di Outlander, ma ben vengano pure i cowboys se il risultato che si ottiene è di qualità. Purtroppo non è andata proprio così. Sulla carta l’idea è curiosa: mescolare elementi presi da due generi in qualche modo affini, ma profondamente diversi nell’immaginario collettivo, per ottenere un prodotto di sintesi che peschi il meglio di entrambi. Il risultato è un mix di orizzonti sterminati, pistole fumanti e cavalli al galoppo insieme ad armi laser, navette spaziali e mostri alieni di grande cattiveria. Come comporre questa serie di ingredienti in una trama che riesca a dar ragione della presenza di ognuno?

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Recensione di La Quinta Onda di Rick Yancey

Recensione di La Quinta Onda di Rick Yancey

La quinta onda

La nostra epoca ha visto un fiorire di narrazioni, declinate su ogni medium, dal libro al videogioco, che raccontano un futuro apocalittico, in cui inevitabilmente la razza umana è portata sull’orlo dell’estinzione, generalmente a causa di un virus che ha mutato tutti in zombie o ad un’invasione di alieni o magari alla natura che si ribella al dominio di una specie che non la merita.

La Quinta Onda di Rick Yancey, dichiarato primo volume di una trilogia, si cala nel solco di questo grande genere, unendo un po’ tutte le calamità – in alcuni casi solo come omaggio, ad esempio dando ad uno dei protagonisti il nome di battaglia “Zombi” – e ci costruisce sopra un racconto a più voci, con un intreccio da thriller calato in un contesto action-fantascientifico.

Gli “Altri” sono arrivati. Gli “Altri” sono alieni. Gli “Altri” hanno deciso di decimare la popolazione umana senza sporcarsi troppo le mani. Lo hanno fatto per mezzo di quattro differenti attacchi su scala mondiale, quattro “Onde”, che hanno sfruttato dapprima un blackout generale che ha mandato in tilt ogni apparecchiatura elettrica, quindi un maremoto che ha spazzato via la civiltà dalle zone costiere, ancora una pestilenza che ha fatto strage dei sopravvissuti e, infine con l’invio dei “silenziatori”, droni programmati per eliminare le sacche di resistenza. A questa serie di attacchi sono sopravvissuti in pochi, fra questi ci  sono Cassie (per Cassiopea, non per Cassandra), il suo fratellino Sammy e loro padre. Cassie fino ad allora è stata una ragazza come tante, un’adolescente innamorata del ragazzo più figo del liceo, convinta di essere invisibile se non bruttina e alle prese con le piccole grandi disavventure di chiunque a quell’età. Inutile dire che l’arrivo degli “Altri” ha cambiato il suo mondo, e presto la ragazza si dovrà dare da fare per sopravvivere e salvare se stessa e il suo fratellino dalla “Quinta Onda”. Il mistero su cosa questa Quinta Onda sia ci accompagnerà per buona parte del romanzo, portandoci a scoprire e conoscere nuovi personaggi, dei quali non è opportuno parlare per non rovinare sorprese e colpi di scena.

Se il tema scelto da Yancey, visto il proliferare di storie simili potrebbe non sembrare il più originale, è nel modo personale di raccontare, nel tipo di linguaggio usato per dare voce ai pensieri e alle effettive parole di Cassie e degli altri personaggi, che l’autore trova il punto di forza per un romanzo che sa intrattenere, incuriosire e divertire. L’empatia che si sviluppa con i protagonisti è immediata, la descrizione dei contesti è semplice ma efficace, come evidenti e marcate sono le citazioni da classici del cinema e della letteratura (Full Metal Jacket da questo punto di vista è stato abbondantemente saccheggiato). Ne risulta un romanzo che scorre in modo agile e cattura l’attenzione, presentando un buon amalgama di situazioni concitate e fasi di riflessione, attraverso le quali si ricostruisce il contesto narrativo che farà da sfondo al prosieguo dell’avventura nei prossimi due libri.