BANG GANG: LA RECENSIONE

Anticipato da una pletora di critiche e osservazioni sul suo essere eccessivamente esplicito, quasi pornografico, orientato a raccontare i costumi dissoluti di un gruppo di adolescenti senza avere altro scopo che lo scandalo, arriva sul grande schermo Bang Gang, della regista francese Eva Husson.

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HARDCORE! DAY – IL DIALOGO FRA CINEMA E VIDEOGIOCHI

L’uscita di Hardcore! nelle sale ha generato un fitto dibattito su un film il cui valore trascende l’aspetto puramente cinematografico e si pone su un piano più genericamente culturale, tributando un omaggio su grande schermo al videogioco. Il 2 aprile, presso il Vigamus di Roma, si è tenuta una prima tavola rotonda con il prof. Fabrizio Natalini, docente di storia del cinema; Marco Lucio Papaleo, caporedattore cinema di Everyeye.it e Marcello Paolillo di Gamesvillage.it, moderati dal padrone di casa Marco Accordi Rickards. Ovviamente il primo aspetto evidenziato, del quale si è chiesto conto al prof. Natalini, è la prospettiva in soggettiva con la quale il film è stato girato. Da confesso profano del mondo dei videogiochi, il professore ha affrontato il tema da un punto di vista storico, riconoscendo come in realtà tale soluzione non sia innovativa in sé – già negli anni ’40 in effetti si ricordano esperimenti sul tema – ma che trova una sua ragion d’essere nel film come parte di una sorta di manifesto culturale della generazione Y, cosi com’è al tempo Lola corre lo era stato della generazione X.

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HARDCORE!: LA RECENSIONE

Scritto e diretto dall’esordiente Ilya Naishuller, Hardcore! è un film che, nel bene e nel male, segna un punto d’arrivo nella storia del rapporto fra cinema e videogioco. Molto più che in altre occasioni, sarà quindi necessario scindere l’aspetto tecnico ed estetico da quello narrativo: se sul primo aspetto il discorso si fa interessante, dal secondo punto di vista il film raggiunge una risicata sufficienza in virtù di un racconto che, pur concedendosi un paio di buone idee, rimane fondamentalmente poco più di una traccia funzionale a spostare il protagonista da un contesto all’altro.

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GRIMSBY – ATTENTI A QUELL’ALTRO: LA RECENSIONE

Approcciare e commentare Grimsby, ultima fatica cinematografica di Sasha Baron Cohen è un’attività spinosa, soprattutto quando si arriva al momento di dover rispondere a due domande: «È un bel film?», «Fa ridere?». La risposta alle due domande è netta, ma opposta: no e sì.

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MISTRESS AMERICA: LA RECENSIONE

L’arrivo al college è un momento di cambiamento nella vita di Tracy Fishko (Lola Kirke): si ritrova a New York, la grande mela di cui tutti sanno qualcosa, ma non tutti conoscono davvero, sola, senza amici e con nessuna certezza. Tracy è una ragazza particolare: è intelligente, ama leggere e scrivere e ha il sogno di entrare nel Moebius, il club di scrittura più esclusivo della scuola. L’amicizia di Tony (Matthew Shear) è un primo passo nello sviluppo della propria sicurezza personale nella ricerca del proprio posto nel mondo, ma la vera svolta è determinata dalla conoscenza di Brooke (Greta Gerwig), la trentenne che dovrebbe diventare sua sorellastra al matrimonio dei rispettivi genitori.

Brooke è apparentemente una donna molto integrata: conosce tante persone, è spigliata, vive in una casa dal design sofisticato… Sembra la classica donna affermata, che al contempo però ha un sogno romantico, quello di aprire un ristorante dal sapore famigliare e dalle tante possibilità per gli avventori, un posto in cui sentirsi a casa in un contesto cittadino spersonalizzante e competitivo.

Il fascino esercitato da Brooke su Tracy non impedisce a quest’ultima di cogliere le fragilità della neo-sorellastra, compresi gli aspetti naive e tardo-adolescenziali che pongono le due donne su un piano simile e che inducono la studentessa ad appoggiare i sogni della nuova amica, in un rapporto di ammirazione mista a giudizio che sarà anche fonte di ispirazione letteraria. Da una delle tante frasi ad effetto che caratterizzano l’eloquio di Brooke, Tracy trova infatti lo spunto per scrivere Mistress America, il racconto breve che da una parte la fa entrare nelle grazie del club letterario, ma dall’altra potrebbe minare la stabilità dei rapporti personali che la ragazza sta costruendo.

Noah Baumbach firma una commedia sullo scontro/confronto generazionale divertente e a tratti surreale, che intrattiene piacevolmente e, seppur in contesti e situazioni al limite della credibilità, pone le basi per un’interessante riflessione sulla psicologia della nostra società, nella quale molto più che in passato le certezze e le insicurezze di adolescenti e adulti sembrano collimare e sovrapporsi.

Se inizialmente Brooke recita il ruolo di mentore nei confronti di Tracy, quest’ultima da spalla diventa per la donna una riconosciuta “guida spirituale”, in un percorso di maturazione di entrambe che rischia di allontanarle nel momento in cui si iniziano a delineare le reciproche strade.

Intorno alle due donne ruotano poi una serie di comprimari, dal già citato Tom alla ragazza di lui, Nicolette (Jasmine Cephas Jones), e all’ex migliore amica di Brooke, Mamie-Claire (Heather Lind), che innescano brillanti momenti di scontro e riflessione, indispensabili all’evoluzione della storia.

Nota di merito va a Greta Gerwig che, oltre ad essere co-sceneggiatrice del film, dona una caratterizzazione eccentrica, spiritosa ed ipertrofica alla sua Brooke, personaggio emblematico della nostra contemporaneità, in cui i sogni si trascinano nel tempo e indirizzano il nostro agire, a prescindere dall’effettiva possibilità – o nostra volontà – di realizzarli.

LOVE & MERCY: LA RECENSIONE

Brian Wilson è universalmente riconosciuto come una delle più influenti personalità della musica contemporanea. Membro fondatore e principale autore dei Beach Boys, ha avuto una strabiliante carriera musicale, ricoprendo tutti i principali ruoli da autore a produttore. Love & Mercy, diretto da Bill Pohlad, ne ripercorre una consistente parte di vita procedendo su due linee narrative che intersecano passato e presente. Vediamo un giovane Wilson, interpretato da Paul Dano, sviluppare il proprio talento musicale insieme ai fratelli e al cugino, in perenne conflitto creativo e personale con il padre. La sua grande carica innovativa e la voglia di sperimentare lo portano a comporre strepitosi successi, per poi seguire un proprio sviluppo autoriale che ne condiziona i rapporti e la carriera. Il musicista si dedica infatti all’uso di droghe, che ne alimentano le difficoltà psicologiche, alienandolo progressivamente dalla realtà. Anni dopo, Wilson (interpretato da John Cusack) è adulto, sotto le cure e il ferreo controllo del dott. Eugene Landy (Paul Giamatti). Le terapie del medico sono estreme, così come la sudditanza psicologica imposta al paziente. Conosciuta per caso Melinda (Elizabeth Banks), una venditrice di auto, Wilson inizia con lei una relazione che sembra poterlo portare a ritrovare il proprio equilibrio.

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THE IDOL: LA RECENSIONE

Ispirato alla storia vera di Mohammed Assaf, cantante palestinese vincitore del talent show Arab Idol, The Idol è l’ultima fatica di Paradise Now e Omar. Il film ripercorre la storia di Mohammed dall’infanzia sino alla partecipazione allo show, costruendo il resoconto della vita nella striscia di Gaza per un gruppo di bambini dai grandi sogni, che non si arrendono alla realtà da incubo in cui vivono. Mohammed e sua sorella Nour hanno l’uno un grande dono e l’altra la determinazione di vederlo applicato: Mohammed cantando sa far stare bene le persone, che si astraggono dal contesto di miseria in cui vivono e, per il tempo di una canzone, riescono a ritrovare il sorriso. Questo talento è qualcosa che lascia sperare in un avvenire migliore e, una volta cresciuto, Mohammed saprà dimostrare – soprattutto a chi ci abita – che da Gaza può venire anche qualcosa di bello.

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BATMAN V SUPERMAN – DAWN OF JUSTICE: LA RECENSIONE

Sulla scia dei successi al botteghino di film come The Avengers, era da tempo che ci si aspettava anche dall’universo DC la realizzazione di opere che trasponessero su schermo le interazioni fra i principali eroi della casa fondata da Malcolm Wheeler-Nicholson, in primis l’Uomo d’Acciaio e il Cavaliere Oscuro. Batman v Superman: Dawn of Justice è il primo prodotto di questa strategia, ed è un film chiamato a sostenere una serie di gravosi compiti, tutti parte della missione principale. Se già far incontrare Batman e Superman, soprattutto alla luce delle diverse e alterne fortune avute dai due sullo schermo nel recente passato, non era compito banale, introdurre una serie di altri personaggi ad oggi non riconoscibili per un pubblico cinematografico mainstream ha comportato un lavoro per il quale gli sceneggiatori non si sono dimostrati sempre all’altezza, generando un film eccessivamente lungo rispetto a quanto mostrato su schermo, ma troppo breve per dare vera contezza dell’eccesso di contenuti inseriti.

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RISORTO: LA RECENSIONE

Le premesse di Risorto, nuovo film di Kevin Reynolds, sono da rintracciare fra le pagine dell’omonimo libro di Angela Hunt, dedicate ai giorni immediatamente successivi la crocifissione di Gesù. Il tribuno Clavius (Joseph Fiennes), già incaricato da Ponzio Pilato (Peter Firth) di seppellire Gesù (Cliff Curtis) in un sepolcro anziché abbandonarlo nella fossa comune, riceve l’ordine di far sorvegliare la tomba per i tre giorni successivi alla morte, in modo da dare al sinedrio la prova che il profeta non era altro che un ciarlatano. I soldati messi di guardia da Clavius si ubriacano e si addormentano nel mezzo della loro veglia e il terzo giorno il sepolcro viene trovato vuoto. Clavius è allora incaricato di ritrovare il cadavere trafugato, ma l’indagine cui si dedica lo porterà a essere testimone di qualcosa che la sua mente non può spiegare.

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REGALI DA UNO SCONOSCIUTO: LA RECENSIONE

Il thriller è un genere capace di suscitare grandi emozioni, tenendo col fiato sospeso,instillando dubbi e disattendendo le certezze per arrivare a un epilogo inaspettato. Proprio per queste sue caratteristiche, realizzare un film di genere che sappia risultare originale e imprevedibile non è certo un’impresa facile. Joel Edgerton mostra di avere coraggio e affronta come suo primo lungometraggio da regista Regali da uno sconosciuto, da lui stesso scritto.

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