Recensione di “STAR WARS – SFIDA ALLA NUOVA REPUBBLICA” DI TIMOTHY ZAHN

Chi legge abitualmente le recensioni su Four Magazine avrà notato che i libri che riguardano l’universo di Star Wars sono sempre molto ben valutati.

Precisando che non siamo prezzolati da George Lucas, il motivo di questa considerazione, l’abbiamo spesso ribadito, è da rintracciare nello straordinario lavoro degli autori scelti per approcciare l’universo espanso di quella che è probabilmente la più popolare saga fantascientifica della storia.

Star Wars – Sfida alla Nuova Repubblica è il secondo volume della Trilogia di Thrawn, seguito ufficiale della storia raccontata nella Trilogia che vede protagonisti Luke e Darth Vader. Non potendo essere fisicamente presente il secondo per i motivi che pensiamo conosciate, è affidato al primo e al resto dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere – Han, Leia, Chwebacca, Lando, ecc.. – il compito di difendere la neoricostituita repubblica dalla minaccia di Thrawn.

star wars Thrawn

Quest’ultimo, personaggio, entrato in scena dopo la morte dell’Imperatore, è l’ultimo Grande Ammiraglio della flotta imperiale, assurto a guida di ciò che resta dell’Impero.

Caratterizzato da un acume straordinario e dalla capacità di prevedere le mosse dell’avversario a partire dai suoi gusti in fatto di arte, Thrawn è un personaggio di grande carisma che si cala perfettamente nel solco di Star Wars, integrandosi in trame che non hanno molto da invidiare ai capitoli cinematografici.

Insieme a lui altri personaggi si inseriscono nella narrazione: il Jedi Oscuro C’Baoth, Mara Jade, Kardde, tutti definiti ottimamente e destinati ad interpretare importanti ruoli nell’evoluzione del conflitto fra Impero e Nuova Repubblica.

Raccontare la trama di Star Wars – Sfida alla Repubblica non è possibile senza rivelare importanti dettagli del capitolo precedente, Star Wars – L’Erede dell’Impero, vi basti quanto detto sopra per convincervi che si tratta di un libro che i fan di Star Wars non possono non avere e che piacerà senza dubbio a chiunque apprezzi narrazioni ben costruite, a prescindere dal fatto che si tratti di fantascienza o meno.

Recensione di “STAR WARS – L’EREDE DELL’IMPERO” di Timothy Zahn

Uscito nel 1991 come seguito ufficiale della storia raccontata nella prima trilogia di Guerre Stellari, l’Erede dell’Impero di Timothy Zahn è il primo volume di una trilogia cartacea che ha ottenuto uno strepitoso successo nei vent’anni trascorsi dalla sua uscita e che torna oggi in una versione completa di una storia inedita e dei commenti di autore, editor e responsabile di Lucasfilm.

A cinque anni dalla morte di Darth Vader e dell’Imperatore, i Ribelli sono diventati il nucleo originario della Nuova Repubblica, in rapida espansione a danno di ciò che resta delle forze imperiali. Leia ha sposato Han ed è ora in dolce attesa di due gemelli, mentre Luke è combattuto fra le responsabilità che gravano su di lui come capostipite di una nuova generazione di Jedi. Le minacce per la giovane Repubblica sono però ancora molte, e su tutte s’impone il ritorno del Grand’Ammiraglio Thrawn, Signore della Guerra che ha combattuto per l’Impero nelle zone più remote della Galassia e ha ora tutte le intenzioni di ricostruire la grandezza dell’esercito imperiale, guidandolo dalla propria ammiraglia, lo Star Destroyer “Chimaera”.

In un’edizione molto ben curata e tradotta, con un’accattivante copertina metallizzata, L’Erede dell’Impero arriva in Italia per il piacere dei tanti appassionati di Star Wars, che troveranno il libro una lettura imprescindibile. Grande fan a sua volta dell’universo creato da George Lucas, Zahn ha saputo creare una narrazione che vive delle stesse atmosfere dei film, facendo non solo rivivere gli eroi cui tanti si sono affezionati, ma contrapponendogli un avversario così ben caratterizzato e carismatico da rientrare di diritto nel novero delle migliori figure appartenenti a quella galassia lontana lontana, insieme ad altri nuovi protagonisti come Mara Jade e Talon Karrde.

Ottimi dialoghi, splendide descrizioni e una trama in piena linea con l’andamento tipico di Guerre Stellari sono già da soli ottimi motivi per leggere il volume, ma la presenza delle note di commento dell’autore, del suo editor e del responsabile di Lucasfilm aggiungono al piacere della lettura una valenza enciclopedica molto interessante, che dà conto non solo della vastità dell’universo narrativo di Star Wars, ma anche della profonda cura con la quale tutti i tasselli, costituiti da film, libri, serie tv, videogiochi, giochi di ruolo e quant’altro, si incastrano l’uno con l’altro senza scomporre la coerenza del disegno complessivo.

Per tutti gli appassionati, come detto, si tratta di una lettura praticamente imprescindibile – e probabilmente già affrontata in lingua originale – per tutti gli altri lettori si tratta di un ottimo libro di fantascienza, che non mancherà di dare ore di grande intrattenimento.

LE STREGHE DELLA NOTTE: GIAN PIERO MILANETTI FRA STORIA DELL’AVIAZIONE E MUSICA

milanettiPersonaggio interessante, Gian Piero Milanetti, figura cross mediale di un genere particolarissimo, che intreccia la ricerca storico-scientifica con la passione per la musica, raccontando storie dimenticate dai più, riportando ai giusti onori della cronaca le eroiche e brevi vite delle aviatrici sovietiche durante la Seconda Guerra Mondiale.
“Le streghe della notte” è il titolo del volume che Milanetti ha dedicato a questa avvincente pagina della storia dell’aviazione, che vede, all’indomani dell’invasione della Russia sovietica da parte della Germania nazista, la creazione di 3 reggimenti di aviazione composti da aviatrici volontarie, chiamate al fronte da un amor patrio e un coraggio certamente non inferiore a quello di tanti compagni uomini.
Fra i 3 reggimenti, il 586, il 587 e il 588, è quest’ultimo ad aver colpito Milanetti al punto di voler raccontare nel dettaglio la storia delle aviatrici russe, componendo un volume di grande precisione documentale e ricchissimo di fotografie. Per reperire tanto le informazioni che le immagini, l’autore non si è fatto remore ad investire tempo, passione e denaro in diversi viaggi che hanno avuto come meta i luoghi delle battaglie, i campi e i paesini fra Russia e Ucraina che all’epoca rappresentarono lo scenario nel quale le streghe della notte compivano le loro imprese. Il 588 era un reggimento di bombardamento notturno, i cui membri, tutte donne sui vent’anni, si lanciavano in missioni al limite del suicida, a bordo di Polikarpov Po-2, vecchi e pesanti aerei in tela e legno, così lenti da essere difficilmente inquadrabili nei mirini dei molto più avanzati caccia tedeschi, ma al contempo facilissime prede della contraerea nazista. Nonostante i limiti dei loro mezzi, le streghe della notte seppero meritarsi il rispetto di compagni e nemici, dimostrando capacità a volte molto superiori a quelle dei colleghi maschi, e un’abnegazione e dedizione alla causa che le portò a sopportare anche intere notti di missioni, con un monte ore di volo impressionante in senso assoluto, non solo in relazione al loro essere donne.

Se il libro “Le streghe della note” riesce a dar conto della storia di queste Eroine di Russia, è con la musica che Milanetti ha potuto dare voce all’emozione che palesemente le aviatrici sovietiche hanno saputo risvegliare in lui. Dolci melodie si fondono con la malinconia e l’orgoglio di volti di donna che le note di Milanetti sanno rievocare in tutte le loro sfaccettature, nel loro essere temibili combattenti e al contempo ragazze nel fiore degli anni, a volte morte in modi spaventosi senza neanche il conforto di aver vissuto il primo amore.

Recensione di “YOU – Crea il tuo destino” di Austin Grossman

I videogiochi sono diventati oggi un fenomeno di massa, gli ultimi titoli sono successi noti anche a chi magari non ha mai preso un pad in mano, o usato una tastiera per scopi diversi dal compilare un foglio Excel. Esiste però una storia che ha portato a tutto questo, un epopea di giovani visionari, appassionati di fantasy e tecnologia, di statistiche e magia, alla costante ricerca di un nuovo limite da superare.

you coverCon You – Crea il tuo destino, Austin Grossman è riuscito in un’impresa che non era facile anche solo immaginare: in un unico libro ha saputo raccontare in parallelo la storia di un medium, quella di un’azienda, di una serie di giochi e quella di un ragazzo nel suo percorso di crescita personale, in modo non dissimile da un classico romanzo di formazione.

“Quale sarebbe per te il gioco perfetto?” Che domanda complessa a cui rispondere dopo tanto tempo, dopo aver cercato di indirizzare la propria vita sui binari di una “normalità” che si è rivelata inadatta alle tue predisposizioni…

Russell è un ventottenne laureato in lettere con un anno di scuola di legge alle spalle e il vuoto più totale di fronte a sé. La vita che pensava di voler vivere non era davvero quella per lui…o forse era lui a non essere adatto ad essa… Per questo, per quanto gli sia costato, è tornato sui suoi passi e ha accettato un lavoro presso la Black Arts, la software house fondata da quelli che un tempo erano i suoi migliori amici, negli anni in cui era un giovane nerd in un mondo che non aveva ancora chiaro cosa potesse fare un computer.

Loro erano invece fra quelli che in quelle stringhe di codice che si componevano su uno schermo monocromatico avevano visto la possibilità di creare il mondo che volevano. Russell con Lisa, Don, Darren e soprattutto Simon, aveva vissuto l’ebrezza di dare vita a Realms of Gold, il gioco divenuto saga durante il campo estivo KidBits per ragazzi appassionati di informatica.

Da quell’esperienza i suoi amici avevano posto le basi per il proprio futuro: una realtà lontana dagli schemi classici, fatta di nottate passate di fronte a un computer a correggere bug, di junk food consumato nel corso di lunghe sessioni di gioco, di riunioni infinite trascorse a parlare di numeri e statistiche, di sviluppi narrativi e sistemi di combattimento. Per molti qualcosa di incomprensibile, per loro una sfida costante e avvincente, funestata dalla morte di Simon, il vero genio dietro la realizzazione del motore di gioco Waffle, ossatura di ogni produzione Black Arts.

Da allora è passato del tempo, la Black Arts è ormai una realtà affermata, ma l’uscita del prossimo gioco della serie Realms è messa a rischio da due fattori: l’uscita dalla compagine di Darren, intenzionato a fondare una nuova società, e la frequente comparsa di un glitch, una sorta di errore di programmazione, che mette in giocoMournblade, una spada maledetta capace di eliminare dal gioco qualsiasi personaggio o oggetto, senza la possibilità di essere fermata…

Nel poco tempo che ha a disposizione prima dell’uscita del gioco, Russell dovrà trovare il modo di risolvere il mistero della Mournblade e per farlo l’unico modo sarà ripercorrere dall’origine la saga di Realms of Gold e dei suoi spin-off, ricostruendo i meccanismi attraverso i quali la spada viene ciclicamente generata.

È a questo punto che il racconto riesce a fondere armonicamente diversi piani narrativi e percettivi: senza la minima difficoltà, Grossman intreccia il racconto dell’adolescenza di Darren con le specificità dei diversi compiti che sottostanno alla programmazione di un videogioco; nel ripercorrere le varie incarnazioni del gioco, l’autore è capace di descrivere diversi generi videoludici, dal gioco di strategia al gioco di ruolo, dalle avventure grafiche e le simulazioni sportive allo sparatutto in prima persona, il tutto in modo comprensibile, e affascinante, anche per chi non abbia mai giocato nessuno di questi. Come se questo non bastasse, Grossman riesce a dar voce a quello strano legame che si crea fra il gamer e i suoi avatar: Russell dialoga con Prendar, Lorac, Leyra e Brendan, i personaggi cardine dei giochi, ne segue le evoluzioni nelle varie ere che scandiscono la storia del gioco, riconosce in loro un po’ di sé e dei cambiamenti che si susseguono nel suo percorso di maturazione, attraverso di loro dà voce ai pensieri, alle fantasie, ai sogni e alle paure di ogni adolescente.

You è un libro che si lascia leggere e apprezzare per la scorrevolezza, la poesia di alcuni passaggi, la semplicità con la quale spiega cose apparentemente molto complesse. Si tratta di un racconto che tocca le corde della memoria per chiunque sia cresciuto con i videogiochi, e che diventa anche un prezioso strumento per capirli per quanti invece non ne abbiano fatto l’esperienza, riducendo forse un poco la distanza, che a qualcuno sembra tanto grande, fra giocatori e non giocatori.

austin grossman

Austin Grossman è uno scrittore e game designer.
È l’autore del romanzo Soon I’ll be invincible, che è stato pubblicato da Pantheon Books nel 2007. Il suo secondo libro è intitolato YOU.
Grossman ha iniziato la sua carriera nel settore dei videogiochi rispondendo a un annuncio sul The Boston Globe nel maggio 1992, che lo ha portato ai Looking Glass Studios. Da allora, Grossman ha lavorato con DreamWorks Interactive, Ion Storm di Austin e Crystal Dynamics.
Grossman, nato a Concord, nel Massachusetts, è laureato in letteratura inglese presso Berkeley. È il fratello gemello dello scrittore Lev Grossman e fratello dello scultore Bathsheba Grossman. È figlio del poeta Allen Grossman e della scrittrice Judith Grossman. Grossman lavora attualmente a Arkane Studios.

Recensione di “DIMENTICA IL MIO NOME” di ZERO CALCARE

dimentica il mio nomeCi ha abituato con una certa (in)costanza ad aspettare il lunedì per sapere cosa ci avrebbe raccontato di noi; ci ha fatto capire che sapeva fare più delle strisce online, coinvolgendoci in un racconto delicato senza farci perdere il sorriso e poi in un thriller ambientato fra infanzia e adolescenza; ci ha raccontato del suo amore per Rebibbia in salsa zombie… ma ora Zerocalcare riesce ad andare oltre, raccontando una storia in cui la memoria della sua famiglia si confonde e si intreccia con le fantasie e i desideri, con le paure e gli entusiasmi di un adolescente che diventa uomo, seppur prendendosi i suoi tempi.

Dimentica il mio nome si distingue in modo netto dalle precedenti opere di Zerocalcare: partendo dall’aspetto estetico, si presenta come un bel volume rilegato di generose dimensioni, che non sfigurerà di certo sulle vostre librerie. Facezie a parte – anche se una bella presentazione ha sempre il suo peso – la prima cosa di cui ci si renderà conto è che non si parte immediatamente con grasse risate: l’atmosfera che Calcare trasmette sin dall’inizio è molto più seria, ma sia chiaro che questo non implica noia o sbattimenti, i lettori più affezionati dell’autore romano sapranno interpretare queste parole come un riferimento a quella vena più riflessiva e in qualche modo malinconica che lo caratterizza e che sa dare voce ai moti dell’animo di una generazione, quella di chi ha vissuto un’infanzia/adolescenza a cavallo fra gli anni ’80 e ’90.

Al contempo naturalmente, quello che in potenza potrebbe diventare un racconto pesante per un verso e inverosimile per l’altro, viene mitigato in entrambi gli aspetti dall’immancabile vena ironica e dal ricorso a ricostruzioni a metà strada fra l’onirico e il fantasioso, elementi che combinati danno la misura della capacità narrativa di un fumettista che ha raggiunto la sua maturità espressiva.

Abbiamo volutamente tralasciato qualsiasi riferimento concreto alla trama, perché la sua scoperta pagina dopo pagina è probabilmente l’aspetto più importante di Dimentica il mio nome. Siamo sicuri però di poter dire due cose: chi già conosce e apprezza Zerocalcare non resterà deluso da questa nuova opera, forse potrebbe sorprendersi un poco dell’impostazione e dell’intimità del racconto; chi non ha ancora apprezzato la sua opera, o l’ha snobbato per un qualsivoglia motivo, potrebbe scoprirne in questo volume la capacità di rendere leggere le materie pesanti senza perdere di profondità, in tal senso non ci stupirebbe scoprire in Zerocalcare un fan delle Lezioni Americane di Italo Calvino.

Recensione di La Quinta Onda di Rick Yancey

Recensione di La Quinta Onda di Rick Yancey

La quinta onda

La nostra epoca ha visto un fiorire di narrazioni, declinate su ogni medium, dal libro al videogioco, che raccontano un futuro apocalittico, in cui inevitabilmente la razza umana è portata sull’orlo dell’estinzione, generalmente a causa di un virus che ha mutato tutti in zombie o ad un’invasione di alieni o magari alla natura che si ribella al dominio di una specie che non la merita.

La Quinta Onda di Rick Yancey, dichiarato primo volume di una trilogia, si cala nel solco di questo grande genere, unendo un po’ tutte le calamità – in alcuni casi solo come omaggio, ad esempio dando ad uno dei protagonisti il nome di battaglia “Zombi” – e ci costruisce sopra un racconto a più voci, con un intreccio da thriller calato in un contesto action-fantascientifico.

Gli “Altri” sono arrivati. Gli “Altri” sono alieni. Gli “Altri” hanno deciso di decimare la popolazione umana senza sporcarsi troppo le mani. Lo hanno fatto per mezzo di quattro differenti attacchi su scala mondiale, quattro “Onde”, che hanno sfruttato dapprima un blackout generale che ha mandato in tilt ogni apparecchiatura elettrica, quindi un maremoto che ha spazzato via la civiltà dalle zone costiere, ancora una pestilenza che ha fatto strage dei sopravvissuti e, infine con l’invio dei “silenziatori”, droni programmati per eliminare le sacche di resistenza. A questa serie di attacchi sono sopravvissuti in pochi, fra questi ci  sono Cassie (per Cassiopea, non per Cassandra), il suo fratellino Sammy e loro padre. Cassie fino ad allora è stata una ragazza come tante, un’adolescente innamorata del ragazzo più figo del liceo, convinta di essere invisibile se non bruttina e alle prese con le piccole grandi disavventure di chiunque a quell’età. Inutile dire che l’arrivo degli “Altri” ha cambiato il suo mondo, e presto la ragazza si dovrà dare da fare per sopravvivere e salvare se stessa e il suo fratellino dalla “Quinta Onda”. Il mistero su cosa questa Quinta Onda sia ci accompagnerà per buona parte del romanzo, portandoci a scoprire e conoscere nuovi personaggi, dei quali non è opportuno parlare per non rovinare sorprese e colpi di scena.

Se il tema scelto da Yancey, visto il proliferare di storie simili potrebbe non sembrare il più originale, è nel modo personale di raccontare, nel tipo di linguaggio usato per dare voce ai pensieri e alle effettive parole di Cassie e degli altri personaggi, che l’autore trova il punto di forza per un romanzo che sa intrattenere, incuriosire e divertire. L’empatia che si sviluppa con i protagonisti è immediata, la descrizione dei contesti è semplice ma efficace, come evidenti e marcate sono le citazioni da classici del cinema e della letteratura (Full Metal Jacket da questo punto di vista è stato abbondantemente saccheggiato). Ne risulta un romanzo che scorre in modo agile e cattura l’attenzione, presentando un buon amalgama di situazioni concitate e fasi di riflessione, attraverso le quali si ricostruisce il contesto narrativo che farà da sfondo al prosieguo dell’avventura nei prossimi due libri.

Recensione di Star Wars -L’ultima Missione

Star Wars -L’ultima Missione

Star wars ultima missione

Si chiude con questo L’Ultima Missione la trilogia di Thrawn, probabilmente la più solida e credibile storia dell’universo espanso di Star Wars. Per quanti non sapessero di cosa stiamo parlando,  Thrawn è il Grand’Ammiraglio della Flotta Imperiale che, all’indomani della morte dell’Imperatore, prende le redini della situazione e riorganizza le forze imperiali contro la Nuova Repubblica in modo sorprendente, arrivando a ribaltare le sorti di un conflitto che sembrava avviato ad una facile conclusione.