Se guardiamo alle ultime annate cinematografiche, così come al calendario di quelle a venire, noteremo senza difficoltà la massiccia presenza di titoli Marvel, lanciati secondo una strategia che sembra voler davvero saturare il mercato dei film supereroistici. In questo marasma di Capitan America, Iron Man, Thor, Hulk, Vendicatori, X-Men, ecco gettarsi nella mischia – sotto le insegne della 20th Century Fox – anche Deadpool. Pur appartenendo allo stesso universo in cui operano gli altri eroi Marvel, l’omino in tuta rossa è un personaggio atipico: irriverente e spregiudicato, è un personaggio dalla morale discutibile e imprevedibile; dotato di una grande ironia…
Autore: Rob
SINGLE MA NON TROPPO: LA RECENSIONE
Il regista tedesco Christian Ditter dirige il cast di Single ma non troppo, composto da Dakota Johnson, Rebel Wilson, Damon Wayans Jr., Anders Holm eAlison Brie per descrivere la percezione del rapporto di coppia nella New York di oggi, fra stereotipi e cliché datati e prevedibili.
ZOOLANDER 2: IL RITORNO DEL MODELLO BELLO BELLO IN MODO ASSURDO
Come nasce un cult movie? Quali ne sono gli elementi distintivi? Nel 2001 Ben Stiller portò sugli schermi Zoolander. Il film non fece inizialmente troppo clamore, in Italia in effetti uscì forse in un paio di sale, ma seppe in qualche modo conquistare un ampio pubblico nel tempo, soprattutto dopo l’uscita dell’edizione Home Video. Zoolander è un film demenziale, un continuo eccesso anche di cattiveria, che però, nel prendere in giro in modo parodistico il mondo della moda, ha saputo costruire dei momenti di grande efficacia comica. Forse diventare un cult movie vuol dire proprio avere la capacità di rimanere in testa dopo la visione, sfruttando delle idee archetipiche così potenti da sedimentarsi nell’inconscio e diventare, si perdoni il gioco di parole, modelli.
La “magnum”, la proverbiale stupidità e il narcisismo senza uguali di Derek Zoolander e compagni è talmente marchiana da rendere efficace un impianto narrativo che rasenta la stupidità. L’eccesso, la farsa, la demenzialità sono in questo caso d’appoggio ad alcune intuizioni di Stiller che, nel complesso, hanno reso Zoolander memorabile.
A distanza di 15 anni Ben/Derek prova a riproporsi, forte stavolta di un personaggio diventato parte del nostro universo culturale. Il risultato è un film che non avrebbe senso senza il primo episodio, una storia che, necessariamente, è parodia di un genere cinematografico, nell’impossibilità di riprendere in modo pedissequo le specificità della prima opera. Zoolander 2 è un film divertente, ma in modo indefinibile: un po’ come per il primo episodio, vi torneranno in mente situazioni a posteriori, vi sorprenderete della quantità di cammei proposti e apprezzerete la resa dell’effetto nostalgia per i personaggi, rendendovi conto che si tratta di un’operazione commerciale con poco da dire veramente, ma comunque capace di intrattenere piacevolmente. A dispetto di Zoolander, Zoolander 2 non è un film memorabile in sé, vive in buona parte della rendita generata dall’iniziale intuizione di Stiller e della bellezza del setting: una Roma da cartolina, bella e divertente, meno celebrativa di quella Sorrentiniana ma a modo suo più realistica di quella di Allen, una visione americana che sa essere anche contesto e brillare in secondo piano.
COME STAR WARS HA CONQUISTATO L’UNIVERSO DI CHRIS TAYLOR
Dopo una lunga attesa, Star Wars Episodio VII è ormai parte dell’universo conosciuto, un universo che, come sottolinea Chris Taylor, è stato conquistato da Guerre Stellari, un fenomeno ultra-trentennale, entrato ormai a far parte del bagaglio culturale di quasi ogni abitante del pianeta.
Proprio da questa considerazione parte Taylor, informandoci di come Episodio IV sia stato il primo film al mondo ad essere stato editato persino in lingua Navajo, stabilendo per la saga un ennesimo primato. Se il fatto in sé potrebbe essere considerato una mera curiosità, diventa per l’autore lo spunto dal quale ricostruire la storia del fenomeno Star Wars. Parliamo volutamente di fenomeno, anziché di saga, perché Taylor dà conto in questo libro di tante diverse declinazioni assunte da Star Wars, soprattutto in termini di seguito: l’autore ci parla infatti della 501st Legion, che raccoglie sotto la sua egida gli Storm Troopers sparsi per il mondo, dei collezionisti, dei costruttori di riproduzioni di R2D2, dei fan di ogni tipo e natura, costruendo una vera galassia di declinazioni di una passione comune, così forte da essere assimilabile ad una vera religione.
Naturalmente, tanti capitoli di questo corposo libro, edito in Italia da Multiplayer.it Edizioni, sono dedicati a George Lucas e alla genesi dei film, ma non mancano approfondimenti su altre figure chiave che hanno avuto un ruolo nello sviluppo del più grande e variegato universo narrativo della nostra epoca.
Il libro, come detto, è decisamente corposo: si tratta di un volume di 476 pagine più l’appendice fotografica e l’indice analitico. Nel corso di 29 capitoli Taylor espone in modo chiaro e ricco di dettagli tutti gli argomenti affrontati, e si tratta di una mole impressionante, non lesinando su ricordi ed emozioni personali. Se i contenuti sono ricchissimi, la prosa dell’autore è chiara e la lettura scorrevole, sebbene a volte si senta la mancanza di un guizzo in un’esposizione complessivamente fin troppo piana.
Come Star Wars ha conquistato l’universo è un libro che non può mancare nelle librerie dei fan di Guerre Stellari, ma rappresenta un ottimo approfondimento anche per gli appassionati di cinema in generale e per tutti quelli che si interessano di transmedialità e crossmedialità: Star Wars rappresenta infatti il più importante ed esteso esempio di queste modalità di sfruttamento di un universo narrativo e gli approfondimenti sulle svariate declinazioni narrative e ludiche del brand che è possibile trovare nel libro valgono decisamente l’impegno di leggerlo.
PERFECT DAY: LA RECENSIONE
Nelle serie tv americane il ritrovamento di un cadavere in un pozzo segna l’inizio di un’indagine, con i rilievi della scientifica, le ipotesi dei detective, la ricerca di un responsabile. Ma in una zona rossa del Kosovo, a ridosso della fine della guerra, un evento del genere rappresenta qualcosa di totalmente diverso: un problema serio di approvvigionamento per la popolazione, una questione di responsabilità fra autorità locali ed internazionali. Per il regista Fernando Leon de Aranoa un modo per raccontare i drammi della guerra senza sparare un solo colpo.
NATALE ALL’IMPROVVISO: LA RECENSIONE
Ogni famiglia ha le sue difficoltà, i Cooper certo non fanno eccezione, anzi: Charlotte (Diane Keaton) e Sam (John Goodman) sono sposati da tanto, ma sembra ormai deciso che questo sia l’ultimo Natale che passeranno insieme. Ciò implica che il Natale che viene sia più sentito del solito per loro. Ma anche il resto della famiglia si porta dietro i suoi problemi, che deflagreranno tutti al cenone.
WACKEN 3D: LA RECENSIONE
L’Heavy Metal, a distanza di svariati decenni, è ancora un fenomeno musicale poco compreso: idolatrato dai propri appassionati, condannato da tanti benpensanti e addirittura odiato da quanti arrivano a vedervi un male intrinseco. Quasi fosse davvero la “musica del diavolo”, al pari del rock negli anni ’50. Wacken 3D è un documentario che probabilmente non sposterà di una virgola i preconcetti a favore o contro l’Heavy Metal, ma che dà sicuramente modo di calarsi nell’atmosfera del più famoso e amato festival dedicato al metallo pesante. Una visione più rotonda di un fenomeno musicale che – appare evidente – non morirà mai e potrebbe sorprendere più spettatori di quel che si pensi.
THE WALK: LA RECENSIONE
Robert Zemeckis mette in scena il racconto di un sogno trasformato in realtà, l’attuazione dell’audace colpo del funambolo francese Philippe Petit, che nel 1974 compì la storica impresa di tendere un cavo fra le Twin Towers del World Trade Center e percorrerlo senza alcun sistema di sicurezza.The Walk è il racconto della genesi di questo sogno audace, impossibile invero, almeno fino a quando Petit non ha dimostrato il contrario. Molto si potrebbe dire sull’impresa in sé, per altro mirabilmente raccontata nel documentario diJames Marsh, Man on Wire, ma The Walk in realtà fa qualcosa di più e di diverso dal limitarsi a celebrare l’audacia, il coraggio e l’abilità di Petit.
CREPES GALETTES: IL CUORE BRETONE DI MONTI
Da un po’ di tempo si respira nell’aria di Monti un profumo di Francia, di Bretagna per la precisione…Il profumo viene da un locale piccolo ma accogliente e curato, Crêpes Galettes, il cui proprietario, dai modi gentili e un fare un po’ timido, accoglie gli avventori da dietro un bancone in vetro, offrendo il menu della casa.
La carta propone una selezione classica di crêpes salate e dolci, che come vedremo dall’ordine si distinguono, oltre che, evidentemente, per gli ingredienti, per un impasto diverso (più scuro quello delle crêpes salate, più chiaro quello delle dolci) e per un modo di piegarle differente, entrambi aspetti propri della tradizione.
Appena effettuato l’ordine, dietro il bancone parte sulla piastra una colata di impasto, distribuita con perizia su tutta la superficie e lasciata cuocere mentre vengono aggiunti, presi rigorosamente con indosso un guanto, il brie, i funghi e il prosciutto che compongono la nostra comanda.
In pochi minuti ci troviamo a mangiare, sul risicato banchetto che corre lungo il muro del minuto locale, una bella crêpe fumante, specialità d’oltralpe che si propone come ottima alternativa alla pur ampia e variegata offerta culinaria del rione.
Soddisfatti ma non paghi del pasto, ci concediamo anche una crêpe dolce, la più semplice del menù: burro e zucchero. La magia sulla piastra si ripete, stavolta però anziché un’invitante crêpe brunita e squadrata, ci viene offerta una classica crêpe chiara e tondeggiante, il cui sapore dolce e delicato dà il giusto orientamento al prosieguo della giornata. 
Con un conto di 10 Euro per 2 crêpes e una bottiglia d’acqua da mezzo litro, ci alziamo soddisfatti, paghiamo e salutiamo: Crêpes Galettes sarà sicuramente meta di nostre nuove visite, prodotti, locale e cortesia ci hanno assolutamente convinto!
Indirizzo: Via Leonina, 21, 00184 Roma
Telefono: 329 069 4444
RECENSIONE DI INTERNET APOCALYPSE DI WAYNE GLADSTONE
Cosa accadrebbe se un giorno ci svegliassimo e internet, semplicemente, non ci fosse più? Nie
nte banda larga, nessun segnale wi-fi, neanche il vecchio modem 56k a permettere di collegarci ai nostri profili Twitter e Facebook, senza contare l’impossibilità di svolgere la miriade di lavori che dalla rete dipendono… sarebbe la Internet Apocalypse!
Il dramma paventato è quello che coglie Wayne Gladstone un giorno qualunque a New York, lanciandolo paradossalmente nella più grande avventura della sua vita: la ricerca dell’internet perduto!
Ad accompagnare il nostro stravagante eroe, caratterizzato da una dipendenza assoluta dal Jameson e un abbigliamento che, nel migliore dei casi, lo fa passare per un 37enne hypster, sono due personaggi singolari almeno quanto lui: Tobey, amico di social di Gladstone, venuto appositamente dalla California nella convinzione di poter trovare a New York le ragioni della dipartita della rete, e Oz, una camgirl australiana arrivata a New York per incontrare un suo amico del governo e quindi reclutata da Gladstone e Tobey nella folle ricerca in giro per Manhattan.
Naturalmente, la scomparsa della rete ha creato non solo problemi economici, ma un vero terremoto sociale e scompensi in quanti passavano parte della loro vita connessi a vario titolo.
Wayne Gladstone, che è anche il vero nome dell’autore di Internet Apocalypse, ci descrive, in modo spassoso quanto verosimile, le varie modalità con le quali diversi social network vengono “replicati” nella vita reale, con Youtubers in caccia di gattini per Central Park, fruitori di Reddit impegnati in disquisizioni saccenti, Twittominchia malati di Twitter, diverse forme di un nuovo tipo di zombie, che, in gruppi sparsi e tutto sommato innocui, si è diffuso per una New York in stato d’assedio pacifico, con autorità e normali cittadini impegnati a non cadere in un profondo stato di isteria.
Le descrizioni di Gladstone, nella vita reale umorista e scrittore americano, un vero e proprio geek newyorkese, riescono a dare forma a gruppi e situazioni che rispecchiano perfettamente status e condizioni rintracciabili in rete, creando una distopia in grande equilibrio fra demenzialità e credibilità. Anche i personaggi, principali e secondari che la storia ci presenta, hanno una forte caratterizzazione, con una venatura di caustica ironia che caratterizza il Gladstone autore al pari del personaggio.
La ricerca di internet darà i suoi frutti? Ai lettori l’ardua sentenza, nella consapevolezza che in un libro che si presenta come un romanzetto tutto sommato di poche pretese, si cela un testo godibile nella sua semplicità, un messaggio condivisibile nel suo apparente qual, e un cambio di registro sul finale che indurrà i lettori ad andare a cercare, indietro nel libro, una serie di passaggi che assumeranno un valore completamente diverso con il famigerato senno del poi.
