JUSQU’à LA GARDE: LA RECENSIONE

Léa Drucker e Denis Ménochet interpretano i due genitori che si contendono la custodia del bambino. A onor del vero, le premesse del film lasciano poco spazio ai dubbi – pur legittimi – che il magistrato potrebbe avere: tra gli incartamenti a lei forniti spicca una testimonianza dello stesso Julien, che non sembra proprio voler avere a che fare con il padre, arrivando a definirlo con un generico “quello”. Ma, in attesa che la giudice decida, al papà spetta ancora un weekend su due con il figlio: e ha tutta l’intenzione di esercitare questo diritto.

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SWEET COUNTRY: LA RECENSIONE

Warwick Thornton presenta a Venezia 74 Sweet Country, un western ambientato in un’Australia ancora selvaggia e distante dalla civiltà che oggi la distingue. In questo contesto convivono, non proprio armonicamente, bianchi e aborigeni, in un sistema sociale molto simile a quello vigente in America per le persone di colore.

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LOVING PABLO: LA RECENSIONE

Pablo Escobar (Javier Bardem), il narcotrafficante per eccellenza, è protagonista di Loving Pablo, una nuova opera di fiction che ne racconta la storia dal punto di vista della giornalista Virginia Vallejo (Penelope Cruz), che fu sua amante e vide la propria vita segnata dal rapporto.

La narrazione prende le mosse dal loro primo incontro, cronologicamente riconducibile alla creazione del cartello di Medellin e all’inizio dell’ascesa ai vertici della criminalità colombiana e internazionale.

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MY GENERATION: LA RECENSIONE

La swinging London è protagonista di questo racconto documentaristico dalle forti venature celebrative, dove la voce narrante principale è quella dell’attore cockney Michael Caine, solista di un coro che, fra interviste del tempo e interviste di oggi, armonizza le voci di tanti protagonisti. Da Paul McCartney a Mick Jagger, da Twiggy Lawson a Marianne Faithfull.

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BORG MCENROE: LA RECENSIONE

Borg McEnroe, diretto da Janus Metz con protagonisti Sverrir Gudnason e Shia LaBeouf, racconta uno degli apici del confronto che vide contrapposti questi giganti del tennis fra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80: la finale di Wimbledon 1980, con Borg a giocarsi la possibilità di conquistare il trofeo per la quinta volta di fila. Il racconto condotto da Metz ripercorre lo sviluppo del torneo, soffermandosi per i primi tre quarti del film più sulla definizione dei personaggi che nella narrazione delle partite che li portarono in finale. Borg e McEnroe, all’apparenza due figure diversissime, nel loro essere persone dietro il personaggio mostrano caratteri quasi simili; un vissuto diverso caratterizzato da una stessa fame di affermazione, di riconoscimento attraverso il risultato.

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SAW: LEGACY – LA RECENSIONE

Saw: Legacy è l’ottavo capitolo della serie: John Kramer (Tobin Bell) dovrebbe ormai essere sepolto, ma una nuova serie di raccapriccianti omicidi mette il tutto in discussione. Jigsaw è davvero morto? Gli omicidi sono opera di un imitatore? A queste domande dovrà rispondere il detective Halloran (Callum Keith Rennie), con l’aiuto del detective Hunt (Clé Bennett) e dei medici legali Logan Nelson (Matt Passmore) e Eleanor Bonneville (Hannah Emily Anderson), mentre 5 nuove vittime rischiano la vita con gli indovinelli mortali del serial killer.

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MAZINGA Z – INFINITY: LA RECENSIONE

45 anni dopo la prima apparizione, Mazinga Z arriva al cinema con un lungometraggio che vede nuovamente Koji affrontare il Dottor Inferno, stavolta per la sopravvivenza dell’intero universo. A 10 anni dalla sconfitta subita da Mazinga Z, infatti, in seguito al ritrovamento di un gigantesco robot, chiamato Infinity, il Dottor Inferno torna all’attacco con schiere di mostri meccanici per impadronirsi della nuova tecnologia: Infinity è infatti molto più di un robot, è la chiave per innescare una sovrapposizione di realtà che permetterebbe al malvagio scienziato di sostituire il nostro pianeta, e tutto l’universo di riferimento, con un mondo parallelo.

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