Con True Size Of non trattiamo oggi di un vero e proprio caso di Gamification, almeno non del tipo Business, quanto piuttosto di uno strumento che rende gioco lo studio della geografia e permette di cogliere gli effetti della curvatura della superficie terrestre sulla nostra percezione delle dimensioni degli Stati. D’istinto, quanti di voi direbbero che gli Stati Uniti d’America rappresentano neanche un terzo della superficie dell’Africa? O che l’Italia è più piccola della sola California?
Autore: Rob
DOCTOR STRANGE: LA RECENSIONE
Un nuovo personaggio si unisce all’ormai folta schiera di supereroi Marvel che hanno fatto il loro debutto al cinema. Il dottor Stephen Strange (Benedict Cumberbatch) è un neurochirurgo tanto brillante quanto arrogante ed egocentrico. A seguito di un grave incidente, le sue mani vengono irrimediabilmente danneggiate e la sua carriera compromessa….
HUIZINGA: DAL GIOCO ALLA GAMIFICATION
Lo studioso olandese Johan Huizinga aveva notato che la peculiarità di qualsiasi gioco è quella di coinvolgerci, catturarci.
Ma a cosa si deve una presa così efficace sulla nostra attenzione?
Una prima spiegazione di questo fenomeno è comune a tutti i contesti ludici e trova la più chiara e affascinante esposizione nel saggio Homo ludens.
DEEP WATER – INFERNO SULL’OCEANO: LA RECENSIONE
La piattaforma trivellatrice galleggiante Deepwater Horizon, situata al largo della costa della Lousiana, fu protagonista nel 2010 di uno dei più gravi disastri ecologici della storia: a causa di una devastante esplosione, centoventisei lavoratori si trovarono nel mezzo di un inferno di fuoco che uccise undici di loro e portò a un enorme sversamento di greggio nell’oceano Atlantico. Il regista Peter Berg focalizza la sua attenzione sul lato umano della vicenda, raccontandoci delle persone che affrontarono il disastro, indagandone le cause e fornendo una ricostruzione che non si preoccupa di apparire spettacolare, pur raggiungendo nei fatti anche questo risultato, e lascia sullo sfondo la consapevolezza delle pesanti conseguenze ambientali di quanto narrato.
CAFE’ SOCIETY: LA RECENSIONE
Gli anni Trenta in America. Cinema e locali notturni, Los Angeles e New York, amori effimeri e amori eterni. Sono tante le contrapposizioni di fronte al giovane Bobby Dorfman (Jesse Eisenberg), newyorkese a cui il Bronx ha cominciato a stare stretto e che ha cercato fortuna a Hollywood, dove lo zio Phil (Steve Carrell) è uno dei più noti e potenti agenti in circolazione. Bobby riesce a trarre il massimo dall’opportunità, soprattutto grazie agli incontri con Vonnie (Kristen Stewart), di cui il giovane si innamora perdutamente, e la coppia Rad (Parker Posey) e Steve (Paul Schneider), agente di modelle e produttore che lo prenderanno in simpatia e lo aiuteranno. Se la storia d’amore con Vonnie procede, lenta ma inesorabile, Bobby sente forte il richiamo del suo luogo d’origine. Vorrebbe tornare a New York con Vonnie ma la decisione è resa estremamente ardua da uno sconvolgente segreto che turberà gli equilibri della coppia e non solo. Tornato a New York, Bobby si lancia nel business dei locali notturni, divenendo presto un’autorità per la bella vita newyorchese. Ma qualcosa gli impedisce di godere della sua felicità.
The Imaginative Embrayage Through Gaming Deconstructions
The Imaginative Embrayage Through Gaming Deconstructions
Imaginary and technology are recursively intertwined, and digital entertainment is exemplar regarding this synergy. The myth of photo-realism aims to replicate reality, but a divergent trend is taking a foothold – i.e., generative games that allow deconstructive practices toward 1) the agential architecture supporting a specific interaction and 2) the symbolic representation on which the gaming performance relies. Such a revealing act may have a remarkable impact on how imagination is articulated and experienced. In order to shed light on the topic, in this article a multidisciplinary framework is applied to deepen three video games that let the player have an active part in shaping the game world and its features – i.e., Minecraft, Terraria, and Super Mario Maker. Suggestions from Semiotics, Cultural Studies and Game Studies lead the analysis with a peculiar emphasis on the concepts of “sign”, “circuit of culture”, and “metaphor”. Consequently, each case study is analysed according to the dimensions of representation (aesthetics), interaction (mechanics), and linearization (trailers). Therefore, specific imaginative affordances mediated through this creative technology are outlined within digital entertainment and toward interactive media.
TRAFFICANTI: LA RECENSIONE
Todd Phillips ricostruisce la surreale storia vera di David Packouz (Miles Teller) e Efraim Diveroli (Jonah Hill): due giovani che, improvvisatisi trafficanti d’armi, scalano le gerarchie del loro settore fino a vincere una commessa da trecento milioni di dollari dal Governo Americano per la fornitura di armi da usare in Afghanistan. Portare a termine un lavoro di tale mole non sarà uno scherzo e i modi per raggiungere l’obiettivo potrebbero comportare accordi con personaggi non proprio raccomandabili e pesanti conseguenze su diversi piani.
SUICIDE SQUAD: LA RECENSIONE
Il fascino dei cattivi, si sa, è magnetico. La cosa poi diventa ancor più palese e ammaliante se i personaggi in questione sono interpretati da star del calibro diWill Smith (Deadshoot), Jared Leto (Joker), Margot Robbie(Harley Quinn). Oltre agli attori già citati, per la pellicola diretta da David Ayer sono stati reclutati anche Joel Kinnaman (Rick Flag), Viola Davis (Amanda Waller), Jai Courtney (Captain Boomerang), Jay Hernandez (El Diablo), Adewale Akinnuoye-Agbaje (Killer Croc) e Cara Delevingne (l’Incantatrice). Ognuno recita la sua parte con una certa convinzione, contribuendo a un risultato finale complessivamente soddisfacente.
ALLA RICERCA DI DORY: LA RECENSIONE
A 13 anni di distanza da Alla ricerca di Nemo, cambiano i ruoli ma non i personaggi della nuova avventura Disney Pixar, Alla ricerca di Dory. Questa volta
a perdersi nella vastità dell’oceano è la smemorata pesciolina blu, intenzionata a ritrovare i suoi genitori, dai quali si era involontariamente allontanata da piccola per poi non essere in grado di rintracciarli. Una missione disperata? Può darsi, ma Dory è il tipo di pesce che perde la memoria ma non certo le speranze, così si mette in viaggio con l’aiuto dei fidati Marlin e Nemo per raggiungere un parco oceanografico in California che la sua memoria ballerina ha recuperato dal passato.
IL DIRITTO DI UCCIDERE: LA RECENSIONE
Anche la stagione estiva può riservare delle ottime sorprese cinematografiche, fra le quali si inserisce senza dubbio Il diritto di uccidere. Scritto da Guy Hibbert e diretto da Gavin Wood, non è il remake del film degli anni ’50 di Nicholas Ray, ma un thriller politico-militare molto ben realizzato e interpretato da un cast di livello, che annovera Helen Mirren, Aaron Paul e il compianto Alan Rickman.