Recensione di Albert Nobbs

ALBERT NOBBS

Siamo nella Dublino del XIX secolo. Albert Nobbs (Glenn Close) è un inappuntabile cameriere che lavora presso il Morrison’s Hotel. Nobbs appare come un ometto timido, gentile ed estremamente riservato, che non sembra essere interessato ad altro che a far bene il proprio lavoro. Quest’apparenza nasconde una verità che risulterebbe quanto mai sconveniente: Albert Nobbs è in realtà una donna, costretta da una tragica storia a fingersi uomo per sopravvivere, e votata a soddisfare un unico desiderio nella vita: aprire un piccolo negozio di tabacchi e sposare la giovane cameriera Helen (Mia Wasikowska).

Continua: http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-albert-nobbs.html

Recensione di 40 carati

40_carati

Nick Cassidy (Sam Worthington), un ex-poliziotto di New York, è stato accusato di aver rubato un diamante da 40 carati al potente David Englander (Ed Harris), affarista senza scrupoli nel settore del real estate. L’accusa ha comportato una condanna pesante, ma Nick, dopo una rocambolesca evasione, è fermamente intenzionato a dimostrare la propria innocenza, a costo di mettere a rischio la propria vita sul cornicione di uno degli ultimi piani del Roosvelt Hotel di New York. Attirata l’attenzione della folla, dei media e della negoziatrice della polizia Lydia Mercer (Elizabeth Banks), Nick darà il via ad un piano molto articolato, volto a svelare gli intrighi e le cospirazioni che l’hanno incastrato e a stabilire finalmente di chi sia la responsabilità di quanto gli è accaduto.

Continua: http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-40-carati.html

Recensione di Moneyball – L’arte di vincere

moneyball

Il baseball è uno sport che in Italia non ha una folta schiera di estimatori, ma negli Stati Uniti è una vera e propria istituzione: vive dei propri miti, delle proprie leggende e soprattutto delle proprie regole. Una di queste è comune a tanti sport e vuole che le squadre che possono spendere un budget maggiore siano le principali candidate alla vittoria finale. Questa legge apparentemente inattaccabile è l’ossessione di Billy Beane (Brad Pitt), General Manager degli Oakland’s Athletics, che ha intenzione di attuare una vera rivoluzione: con l’aiuto del giovane analista Peter Brand (Jonah Hill) e il ricorso ad un sistema di studio delle statistiche che permetta di evidenziare il potenziale nascosto dei giocatori, Billy imposterà la sua squadra secondo nuovi criteri, dimostrando che è possibile ottenere grandi risultati pur non avendo a disposizione budget multimilionari. La sua avventura non sarà facile: avversato da tutti i colleghi anziani, inascoltato dal coach Howe (Philip Seymour Hoffman) e per questo in crisi dopo la prima fase della stagione, Billy dovrà prendere decisioni estreme per far sì che il suo progetto possa decollare.

Continua: http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-larte-di-vincere.html

Recensione di Polisse

polisse

Il titolo del nuovo film di Maïwenn Le Besco è di per sé indicativo del tema che la regista francese ha inteso affrontare: nato da un errore grammaticale del figlio, Polisse è la storpiatura ad opera di un bimbo del termine police e ben si presta a racchiudere in sé le due ore piene di un film dedicato al lavoro della sezione di “protezione dei minori” della polizia di Parigi.

Continua: http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-polisse.html

Recensione di J. Edgar

J. EDGAR

F.B.I. è un acronimo il cui significato è noto a tutti. Lo stesso cinema, come la televisione, si è fatto carico di diffonderne il mito nel bene e nel male, rendendolo un’istituzione che ha contribuito non poco alla costruzione di una certa idea degli Stati Uniti e dei loro standard di sicurezza. John Edgar Hoover è stato l’anima e il direttore dell’FBI per decadi: entrato nel bureau sotto Coolidge, ne restò a capo fino alla morte, avvenuta 48 anni e 8 Presidenti dopo, diventando una delle figure di riferimento della storia organizzativa e politica degli Stati Uniti del ‘900. Clint Eastwood si focalizza su questo controverso personaggio, costruendo un biopic molto interessante e capace di dare espressione alle mille sfaccettature che compongono la complessità di un individuo. Il ritratto che emerge è tutt’altro che agiografico: J. Edgar viene svelato, tramite un montaggio che alterna sequenze riferibili a diverse fasi della sua vita, tanto nella sua figura pubblica quanto in quella privata, affrontandone le criticità senza edulcorarle.

Continua: http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-j-edgar.html

Recensione di Real Steel

real steel

In un futuro prossimo e verosimile, Charlie Kenton (Hugh Jackman) è un ex pugile che si guadagna da vivere assemblando robot e allenandoli per la robot boxe, una nuova forma d’intrattenimento che vede enormi automi dall’aria truce darsele di santa ragione su ring non proprio ufficiali. La morte dell’ex compagna lo mette di fronte alla necessità di prendersi cura, almeno per un’estate, di Max (Dakota Goyo), il figlio undicenne di cui non si è mai occupato. Nel corso dell’estate, dopo il fortuito ritrovamento del robot Atom, i due saranno proiettati in una straordinaria scalata al successo nella robot boxe e nella costruzione di una vera relazione padre-figlio.

Continua: http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-real-steel-cuori-d-acciaio.html

Recensione di Il buono, il matto, il cattivo

buono-matto-cattivo

Il titolo dato al film di Kim Jee-won contiene tutti gli indizi utili ad inquadrare un’opera decisamente sopra le righe: si tratta di un chiaro omaggio agli Spaghetti Western di Sergio Leone, dal quale è ripreso anche il canovaccio e alcune situazioni fra le più note, condito con degli elementi di estremismo sia estetico che contenutistico, che potrebbero essere classificate come follie vere e proprie.

Continua: http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-il-buono-il-matto-il-cattivo.html

Recensione di Il Re Leone

Il-Re-Leone

A distanza di 17 anni dalla sua prima apparizione sul grande schermo, il 32esimo classico Disney torna al cinema in 3D per la gioia di vecchi e nuovi appassionati, pronti a godere di un intramontabile capolavoro d’animazione al massimo del suo splendore. Ieri come oggi, Il Re Leone si caratterizza per la capacità di condensare in 85 minuti un racconto di formazione e di crescita coinvolgente ed emozionante, narrato attraverso personaggi tratteggiati con grande sapienza non solo in termini estetici, ma soprattutto psicologici e caratteriali.

Continua: http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-il-re-leone.html

Recensione di Cowboys & Aliens

Cowboys and Aliens

Come lascia intuire il titolo, il pubblico cinematografico, abituato ad epiche battaglie spaziali ambientate nel presente o nel futuro, si trova questa volta a seguire uno scontro con gli alieni proiettato nel Far West di fine ‘800. L’idea non è propriamente nuova, gli alieni hanno avuto a che fare un po’ con tutte le epoche, dagli antichi Egizi di Stargate (anche se poi a combattere erano moderni Americani) ai Vichinghi di Outlander, ma ben vengano pure i cowboys se il risultato che si ottiene è di qualità. Purtroppo non è andata proprio così. Sulla carta l’idea è curiosa: mescolare elementi presi da due generi in qualche modo affini, ma profondamente diversi nell’immaginario collettivo, per ottenere un prodotto di sintesi che peschi il meglio di entrambi. Il risultato è un mix di orizzonti sterminati, pistole fumanti e cavalli al galoppo insieme ad armi laser, navette spaziali e mostri alieni di grande cattiveria. Come comporre questa serie di ingredienti in una trama che riesca a dar ragione della presenza di ognuno?

Continua: http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-cowboys-aliens.html

Recensione di Tekken

tekken-movie

Una delle saghe videoludiche di maggior successo dall’avvento della grafica poligonale ha trovato adattamento in forma di live action. Fin dal suo esordio sulla prima console di casa Sony, nell’ormai lontano 1994, Tekken ha saputo conquistare schiere di fans con il suo mix di immediatezza e tecnicismi, uniti ad una grafica sempre all’avanguardia e un rooster di personaggi ben caratterizzati e differenziati. L’adattamento cinematografico live action è stato affidato a Dwight H. Little, che dirige un cast di attori pressoché sconosciuti, dando vita ad un’opera solo parzialmente in grado di riportare sul grande schermo la storia e il carisma dell’Iron Fist Tournament di Namco-Bandai.

Continua: http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-tekken.html